ma gli investitori si aspettavano di più

Gruppo Richemont: nel semestre l'effetto Ynap mette le ali ai ricavi (+21%)

Grazie all'ingresso nel portafoglio di Yoox Net-à-Porter Group e di Watchfinder co.uk, nel semestre chiuso lo scorso 30 settembre il Gruppo Richemont ha visto il fatturato lievitare del 21% a cambi correnti (+24% a cambi costanti), fino a portarsi a 6,8 miliardi di euro, di cui il 14% realizzato sul canale retail online, che trarrà giovamento anche dalla recente partnership strategica con il Gruppo Alibaba, con il quale Ynap lancerà una piattaforma focalizzata sul lusso.

Escludendo Ynap e Watchfinder, l'incremento del turnover si riduce a un +6% a cambi correnti e a un +8% a cambi costanti, contro il +10% a cambi costanti (+7% a cambi correnti) nei cinque mesi archiviati il 31 agosto. Di conseguenza, oggi 9 novembre il titolo Richemont accusa un -7% circa in Borsa.

L'utile operativo è stato di 1,13 miliardi, in lieve decremento rispetto ai precedenti 1,16 miliardi e con un margine in contrazione del 16,6%). in seguito alle acquisizioni e ad altri oneri. Escludendo infatti l'impatto del primo consolidamento di Ynap e Watchfinder, si registrerebbe un +21,1%.

In corsa l'utile semestrale, che balza da 974 milioni a 2,25 miliardi di euro (+131%), beneficiando del deal con Ynap.

Tra le aree più ricettive verso i prodotti realizzati dall'azienda svizzera spiccano le Americhe (che hanno messo a segno un +36% a cambi correnti, totalizzando 1,2 miliardi di euro) e l'Asia Pacifico, che ha avuto una ricaduta positiva dall'andamento del business in Corea, Macao e ad Hong Kong, come attesta la cifra di 2,5 miliardi, +17%. Molto bene l'Europa, che sfonda il tetto dei 2 miliardi di euro (+27%), mentre il Giappone avanza dell'11%, passando da 479 a 534 milioni. Middle East e Africa sono in rialzo dell'1%, da 438 a 442 milioni.

Alla voce canali distributivi, il retail si porta avanti del 10% a cambi correnti. Soffre il wholesale (-2%).

Tra i prodotti, best performer nei dos e negli online store del gruppo sono stati i gioielli, in particolare firmati Cartier e Van Cleef & Arpels. Tra gli orologi, un ruolo trainante è stato giocato da Vacheron Constantin, Roger Dubuis e Jaeger-LeCoultre. La divisione "altri business" ha visto Montblanc e Peter Millar in pole position.

Sul futuro, il chairman Johann Rupert (nella foto) si è detto moderatamente ottimista: «Nonostante la crescente volubilità dei consumi, in parte attribuibile alla situazione economica e geopolitica, restiamo fiduciosi sulla possibilità di realizzare le nostre ambizioni a lungo termine, grazie alla forza del nostro portfolio», ha detto e ha precisato: «Vogliamo continuare sulla strada intrapresa, contando su prodotti di alto livello per bellezza, valore artigianale e passione».

a.b.
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