Ricalibrare con determinazione

Non appena il sistema moda italiano ha dimostrato con grande vigore la propria vitalità durante la fashion week, interviene una guerra terribile e cruenta sul suolo europeo a testare nuovamente la capacità di reazione e di resilienza dei nostri imprenditori. Anche se l’esposizione diretta in termini di fatturato dei comparti moda e lusso sulla Russia si era fortemente ridotta in seguito alla crisi del 2014, per assestarsi nell’ordine del 2-3% (ma comunque non è poco, considerando che parliamo di un fulmineo azzeramento), è evidente che le ricadute congiunturali e strategiche siano massicce. Vediamole entrambe. Dal punto di vista congiunturale, l’economia europea subirà una battuta d’arresto per la prevedibile e perdurante impennata dei prezzi energetici, senza precedenti storici, risultato di scriteriate politiche che negli ultimi anni non hanno fatto che accrescere la nostra dipendenza da un singolo paese limitrofo, per giunta dittatoriale e guerrafondaio. Gli economisti ora temono, a ragione, un effetto di stagflazione, dunque un livello di crescita che non sarà per i prossimi 12-18 mesi superiore all’inflazione e che anzi si prospetta probabilmente inferiore. Per la domanda domestica continentale questo significa magre prospettive, con però conseguenze incentivanti per l’export extra-UE in seguito a tassi più bassi del previsto e un euro debole. Bisognerà dunque sapersi focalizzare sulla parte più sana dei mercati di sbocco, siano essi maturi (come gli Stati Uniti) o emergenti (Asia e Medio Oriente in primis, con la grande incognita della Cina). In termini strategici, va messo in conto uno scenario completamente diverso dalla globalizzazione imperante negli ultimi tre decenni, prendendo atto del fatto che il mondo si sta dividendo in blocchi, commerciali sì, ma anche militari. Diventa a questo punto imprescindibile ripensare le proprie catene del valore. Oltre al doveroso reshoring dall’Asia per garantire qualità e sostenibilità al made in Italy, andrà valutato un progetto ambizioso che l'attualità potrebbe prepotentemente spingere: replicare le parti più affini del nostro ecosistema produttivo dell’alto di gamma negli Stati Uniti. Il colosso americano, che nell’ultimo anno e mezzo ha dato grandi soddisfazioni ai nostri imprenditori presenti in loco, acquisirà ancora più centralità nel blocco del mondo libero. Ed è affamato di made in Italy, a tutti i livelli, della moda ma non solo. È inoltre probabile un graduale rafforzamento del dollaro, per cui i profitti generati in loco varranno sempre di più. Il savoir faire dei nostri distretti è ad oggi insostituibile. Ma dobbiamo operare una scelta su dove clonarli, in un mondo in cui le frontiere si stanno chiudendo. L’opzione americana è, a questo riguardo, anche a fronte di mastodontici incentivi messi a terra dall’Amministrazione Biden, la più promettente. Si è aperta una finestra di opportunità per investire sul mercato più ricco del mondo. Conviene assolutamente approfittarne.

Marc Sondermann 

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