1.700 presenze per i Filati

Pitti Uomo con Bimbo: all'edizione post Covid oltre 4mila buyer (30% stranieri)

«Abbiamo fatto lavorare circa 10mila persone in sicurezza durante tutta la settimana, e questo è il primo risultato che voglio mettere in evidenza». Sono queste le parole scelte da Raffaello Napoleone, a.d. di Pitti Immagine, per tracciare un bilancio dei saloni Uomo, Bimbo, Filati, andati in scena a Firenze tra il 28 giugno e il 2 luglio.

«Abbiamo fatto da apripista e modello», ha ribadito Napoleone parlando dell'edizione numero 100 del salone, che ha registrato dati di partecipazione che si possono considerare incoraggianti, viste le circostanze e le limitazioni ancora imposte dalle norme anti-Covid, per il primo grande evento fieristico italiano in presenza del 2021.

Se Pitti Filati, dal 28 al 30 giugno alla Stazione Leopolda con Vintage Selection - ha registrato la presenza di oltre 1.700 buyer e operatori del settore, Pitti Uomo con Bimbo in Fortezza da Basso (dal 30 giugno al 2 luglio), a poche ore dalla chiusura aveva raggiunto circa 6mila operatori, di cui oltre 4mila buyer, e una percentuale complessiva di compratori stranieri di poco inferiore al 30%.

«C’è stata una bella affluenza sia italiana che europea, in particolare del mercato tedesco, olandese e spagnolo», ha confermato Enrico Airoldi, general manager di Paul & Shark. Mentre Giampiero Cozzi, responsabile commerciale di Pierre-Louise Mascia, ha sottolineato la nutrita presenza da oltre Oceano. «Abbiamo registrato - ha detto - una buona affluenza, anche da parte dei principali department store americani che non ci aspettavamo».

Pareri che trovano conferme anche nelle rilevazioni di Pitti Immagine, secondo cui a guidare le presenze di buyer internazionali sono stati Germania, Francia, Svizzera, Spagna, Austria, Olanda, Belgio, Russia, Polonia, Grecia e Portogallo, ma sono arrivati compratori anche da Turchia, Canada e Stati Uniti (trainati dai grandi department store come Bergdorf Goodman e Neiman Marcus).

Cina, Hong Kong, Giappone e Corea, Paesi dai quali ancora non è possibile spostarsi, hanno partecipato all'evento attraverso i loro buying office europei.

«Via via che i saloni entravano nel vivo - ha commentato Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine – si facevano strada la sorpresa e la soddisfazione, non solo per il livello qualitativo delle proposte e degli scambi, ma anche per gli stessi numeri, superiori alle aspettative».

Per i buyer, ma anche per i 700 giornalisti arrivati in Fortezza da Basso, Pitti Uomo è stato un ritorno alla vita reale e questo ha portato un entusiasmo intorno alla manifestazione, che va ben oltre le collezioni.

«In questi mesi è stato difficile essere creativi davanti ad uno schermo: tutti avevamo voglia di tornare a confrontarci», ha commentato Laura Larbalestier, fashion director di Harvey Nichols. Sulla stessa lunghezza d'onda un altro buyer inglese, Dean Cook, head of men's buying di Browns: «Pitti Uomo resta la chiave del menswear di tutto il mondo: era fondamentale esserci e partecipare».

 

an.bi.
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