10 milioni spesi in creatività e pochi ritorni

Calvin Klein: dopo le critiche del ceo, Raf Simons sempre più in bilico

Aria di burrasca tra Calvin Klein e il suo direttore creativo Raf Simons. Le tensioni arrivano a pochi giorni dalla pubblicazione degli ultimi dati (alquanto deludenti) del gruppo Usa e dalle esternazioni del ceo Emanuel Chirico, che si è detto insoddisfatto dello scarso ritorno dagli investimenti per la linea Calvin Klein 205W39NYC disegnata dallo stilista.

Sui siti web voci di corridoio continuano a dare per prossima una dipartita del designer belga, a quasi tre anni dal suo arrivo. Il contratto triennale tra Calvin Klein e Simons scadrà ad agosto 2019, ma in molti sono pronti a scommettere che il rapporto potrebbe non durare tanto a lungo.

La sua collezione, peraltro osannata dalla stampa, non sarebbe stata sufficientemente apprezzata dalla clientela. Non solo: il ceo ha spiegato che alcuni prodotti della collezione Calvin Klein Jeans non hanno venduto come da pronostici, probabilmente perché collocati in un target troppo elevato di prezzo.

Che il lavoro di Simons sia messo in discussione dai vertici di Pvh (a cui Calvin Klein fa capo) è subito parso evidente dalla pubblicazione dei dati relativi all'andamento del terzo trimestre, quando il gruppo ha messo nero su bianco in un comunicato che sulla riduzione dell'utile operativo del brand pesano i 10 milioni di dollari di maggiori spese sostenute per la creatività e il marketing.

Inevitabili i no comment da New York, ma secondo la stampa Usa Simons - che ricopre la carica di chief creative officer dall’agosto del 2016 - non sarebbe stato soddisfatto dal supporto fornito per la produzione e la distribuzione delle collezioni sfilata e della linea jeans e per questo starebbe appunto valutando l'uscita anticipata.

an.bi.
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