+13% i ricavi 2019

Chanel prevede due anni difficili ma non cambia le regole

«Prevediamo che il Covid-19 porterà a una significativa riduzione delle vendite e dei profitti nel 2020 e che i prossimi 18-24 mesi saranno difficili per il settore». Lo afferma Philippe Blondiaux, direttore finanziario di Chanel, a breve distanza dalla pubblicazione dei risultati del 2019.

Bain & Company ha previsto per quest'anno un calo del mercato del lusso tra 20% e il 35%, mentre gli analisti di Hsbc stimano una flessione del 17%.

Come riporta il Financial Times, la maison francese ha totalizzato 12,3 miliardi di euro di ricavi annuali, in aumento del 13% rispetto all'anno prima e a periodi comparabili. L'utile operativo è aumentato del 16,6% a 3,5 miliardi.

In base al volume d'affari Chanel è così il secondo maggiore gruppo del lusso dopo Lvmh (12,9 miliardi) e prima di Kering (10,7 miliardi).

Lo scorso anno il ready-to-wear ha messo a segno un +28%, a conferma che la nomina alla direzione creativa di Virginie Viard, già braccio destro di Karl Lagerfeld, è stata azzeccata (nella foto, la sfilata haute couture spring-summer 2020).

«Virginie ha lavorato con Karl per decenni e conosceva tutti i codici di Chanel - ha detto Blondiaux -. Sta gradualmente imponendo il proprio stile sulle collezioni e sugli allestimenti delle nostre sfilate di moda. Francamente, penso che non abbiamo visto alcun impatto sulla clientela della maison».

Per il secondo anno consecutivo è l'Asia il principale mercato di Chanel, trainata dalla Cina, dove viene realizzato il 44% del fatturato, contro il 37% dell'Europa e il 19% delle Americhe.

Attualmente ha riaperto l'87% delle 417 boutique Chanel nel mondo e, anche se il management si aspetta due anni difficili non sono in previsione cambi eclatanti di strategia. Non è in programma, per esempio, la vendita online di abbigliamento borse e orologi, nonostante le ottime performance dell'e-commerce di beauty e profumi venduti su chanel.com e sulla piattaforma Tmall di Alibaba: +100% in aprile e maggio.

«Restiamo convinti - ha spiegato il cfo - che la relazione fra fashion adviser e cliente resti centrale nell'esperienza di lusso».

Non sono in programma nemmeno vendite a prezzi scontati post-quarantena, prospettate dagli analisti anche nel lusso per sfoltire il magazzino.

«Abbiamo regolato i nostri ordini dai distributori abbastanza precocemente, quindi non prevediamo problemi - ha dichiarato Blondiaux -. Scontare o distruggere l'inventario non è mai stato nella filosofia di Chanel». Lo dimostra anche il fatto che il marchio ha aumentato i prezzi fa il 4% e il 15% in aprile, su alcuni dei suoi prodotti, nel tentativo di mantenere i prezzi coerenti tra i vari mercati di riferimento.

e.f.
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