+20% il traffico di visitatori nel MonteNapoleone district

Il mercato dell’e-commerce verso gli 1,1 trilioni di dollari nel 2025, ma i negozi restano strategici

Non si arresta il percorso di digitalizzazione dei canali di vendita nel settore fashion & luxury, ma nel 2025 più del 70% dei ricavi dei player globali del settore Luxury Fashion sarà comunque generato da canali offline. È ciò che emerge dalla ricerca Fashion Luxury Industry Trends & Store of the future, effettuata da Deloitte Digital per MonteNapoleone District, l’associazione che rappresenta gli oltre 120 marchi del lusso globale attivi nel Quadrilatero milanese.

La società di consulenza cita a questo proposito l’esempio emblematico del Montenapoleone District, che ha registrato una crescita del numero di visitatori del +20% rispetto al 2021, anche se i valori rimangono più bassi del 32% rispetto ai livelli pre-pandemia. 

I visitatori stranieri sono triplicati (+197%) sul 2021 ma i valori sono ancora lontani da quelli registrati nel 2019 (-47%). Fanno eccezione (ovviamente) i consumatori cinesi (-97%) e russi (-74%), ma fortunatamente sono tornati i turisti dagli Usa (+2%)

Secondo lo studio, che ha coinvolto le 90 aziende e start-up attive in Europa, Stati Uniti e Asia Pacifico, le vendite totali derivanti dai canali Marketplace ed e-Commerce sono cresciute significativamente (+17% e +21% rispettivamente).

In particolare, secondo le stime, il mercato dell’e-commerce potrebbe raggiungere gli 1,1 trilioni di dollari nel 2025. Anche il social commerce ha una valenza importantissima nel settore, con gli acquisti compiuti sui social media saliti del +18%. 

Per quanto riguarda il metaverso, invece, evidenzia ancora lo studio, il periodo 2022-2023 sarà decisivo per comprendere la reazione dell’industria verso questo nuovo canale.

Ciò nonostante, sottolinea Deloitte, gran parte dei consumatori preferisce ancora l’experience di shopping nei negozi fisici in una logica di omnicanalità e personalizzazione, grazie alle sperimentazioni in store da parte dei brand, che hanno attivato numerose innovazioni tecnologiche come Video Shopping, Extended Reality, Iot.

Secondo la ricerca, infatti, circa il 60% dei clienti preferisce ancora comprare nei negozi fisici e, in particolare, il 47% vuole toccare i prodotti e provarli mentre il 70% sostiene che gli assistenti alle vendite sono figure essenziali.

Omincanalità dunque è sempre più la parola chiave, dal momento che il consumatore effettuerà la maggior parte degli acquisti tramite il metodo Ropo (Research Online Purchase Offline). 

Altra parola d’ordine è personalizzazione: per il 72% dei consumatori è fondamentale, e di questi il 39% desidera un trattamento ad personam all’interno del punto vendita. 

«La digitalizzazione ha inciso profondamente sull’offerta e sull’esperienza emotiva del cliente, che ora richiede ai brand uno shopping journey frictionless, ovvero senza attrito tra i canali fisici e on-line, emozionante e significativamente personalizzato», spiega  Massimo De Gaetano, partner di Deloitte Digital. 

In questo contesto i brand del lusso, per soddisfare le nuove aspettative dei clienti, stanno investendo su negozi sempre più digitali ed emozionali. Riteniamo che un nuovo concept store ovvero “lo Unified Commerce Augmented Store” sia una delle sfide principali delle aziende della Fashion Luxury arena dei prossimi anni».     

Come ha evidenziato Giovanni Faccioli, Deloitte Global Fashion & Luxury leader, «le aziende del settore moda e lusso hanno dimostrato grande resilienza e sono state in grado di sfruttare la ripresa del mercato, che quest’anno sta crescendo in maniera molto importante con incrementi dell’ordine del 20%-30% anche rispetto al 2019». 

È necessario dunque che i player del comparto tengano ben presente l’evoluzione del comportamento dei consumatori, sempre più attenti ai temi della sostenibilità e della circolarità, al fine soddisfare le loro esigenze, offrendo esperienze personalizzate e innovative.

In base a quanto mette in evidenza l'indagine, assecondare la ricerca di una maggiore personalizzazione da parte dei clienti comporterebbe per le aziende del settore moda e lusso un aumento del 10-15% nei tassi di conversione delle vendite su tutta la base clienti e un incremento del +4% nel Roi, oltre che un migliore engagement del brand, con un miglioramento del +20% della customer satisfaction. Per tale ragione il 68% delle aziende del settore ha deciso di scommettere su questo aspetto.

A proposito di sostenibilità, chiarisce Umberto Andreozzi, partner di Deloitte Digital, «i consumatori della Gen-Z sono sempre più attenti alle questioni ambientali e sociali, con il 43% che afferma di cercare attivamente aziende con una solida reputazione in fatto di sostenibilità. I marchi si stanno adattando a questo trend, con il 60% dei manager del settore sta investendo o pianificando di investire in un’ottica di economia circolare».

In particolare, il second hand continuerà a diffondersi nei prossimi anni con un cagr compreso tra il 15% e il 20%. Tra il 2017 e il 2021, il mercato dell’usato ha messo a segno un tasso di crescita del 13% a fronte di una media del +4,5% registrata dai nuovi beni di lusso. La previsione è che la quota del segmento used aumenti di circa +28%.

A monte di tutto ci sono c’è l’innovazione tecnologica. Il 68% degli investitori è convinto che, per far fronte alla crescente digitalizzazione dei clienti del Fashion&Luxury e per supportare la trasformazione dei brand verso modelli di Unified Commerce, si debba investire nelle nuove tecnologie con IoT, Robotics e Blockchain e Digital passport in pole position, a rappresentare il 60% del portfolio tecnologico.

 All’interno dei negozi della moda e del lusso, in particolare, sono quattro le macro aree verso cui saranno indirizzati i progetti: front-end, omnicanalità, back-end e nuovi formati. Legati a queste macro aree saranno concetti quali mobile dominance, digital shopping experience, in-out store product recommendations, store operations optimization, new digital POS platforms.

c.me.
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