A PITTI UOMO

Il sit-in di protesta pacifica di personaggi-manichini di Caruso

All’ingresso del padiglione centrale della Fortezza da Basso si è accolti da un sit-in di protesta pacifica di personaggi-manichini di Caruso, “armati” di cartelli con la scritta “In menswear do as the Italians do”.

 

Fashion-indignados? “Più che indignados, sono aficionados del made in Italy, del brand e di un certo modo di intendere il vestire maschile - scherza Umberto Angeloni, che dal 2008 a oggi è progressivamente salito nel capitale della società  di Soragna, fino ad arrivare, con un ulteriore step appena prima di Natale, a detenerne il 93% -. Essere solo made in Italy non basta più: occorre essere amati (e comprati) dagli italiani, perché sono i consumatori più esperti e sofisticati del mondo”.

 

Non a caso, il marchio Caruso in patria è sempre più apprezzato: “Anche se produciamo tuttora, e intendiamo continuare a produrre in futuro, il sartoriale di gran parte delle più importanti griffe internazionali - prosegue l’imprenditore - la label di proprietà rappresenta ormai il 40% del fatturato (65 milioni di euro) e l’obiettivo è arrivare al 50%, senza diminuire, semmai rafforzando, il volume d’affari generato dai contratti di collaborazione con le grandi maison”.

 

Ma il vero motivo d’orgoglio per Angeloni è che “all’interno dei multibrand, Caruso non costituisce più un prodotto di servizio, bensì un brand rilevante per una clientela esigente quale è quella del Belpaese: siamo presenti in 200 vetrine sul territorio nazionale, realizziamo il 35% del fatturato dentro i nostri confini, di cui un terzo nella sola Milano”.

 

“Essere un marchio veramente italiano - continua l’imprenditore - comporta delle responsabilità ovvero quella di essere pensato, fatto, ma anche venduto in Italia e amato dagli italiani.  Il nostro prodotto è percepito come davvero autentico, perché ha un heritage ben radicato nel territorio: la Caruso è nata nel 1958 e dunque ha oltre 50 anni di tradizione, che ha saputo proiettare nel futuro grazie a un reparto prototipia all’avanguardia, che è il motore dello stabilimento di Soragna”.

 

A fare la fortuna di questa collezione sono stati l’ottimo value for money (“Inteso come rapporto etico e giustificato tra la qualità e il prezzo”, precisa Angeloni), l’estrema specializzazione e il suo non essere “over-distributed” e quindi avere l’appeal del prodotto di nicchia per veri conoscitori (anche se è presente in 350 store nel mondo), nonché una brand identity estremamente precisa, anche perché mai macchiatasi di “peccati” come seconde linee o outlet.

 

E in futuro? “Rimaremo coerenti e fedeli a questa filosofia” assicura Angeloni, anche se non nasconde che la sua crescita al 93% nella società prelude a “progetti di espansione ambiziosi, che richiederanno nuovi capitali: ma è prematuro parlarne”.

 

Tornando ai personaggi Caruso, la loro eclatante presenza a Pitti (un’idea del lifestyler Sergio Colantuoni) farà da teaser per la presentazione nella showroom di via Montenapoleone a Milano, dove sarà possibile curiosare nei loro armadi e scoprire qualcosa di più sulle loro personalità, protagoniste anche della nuovissima versione del sito del marchio, online in questi giorni.

 

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