A Pitti Uomo

Paul Smith, special guest a Pitti: «Anche in tempi di Brexit mi sento europeo»

Uno stand alla Sala delle Colonne e un evento alla Dogana, l'11 gennaio: dopo la prima volta a Pitti Uomo nel 1993, Paul Smith sceglie la ribalta fiorentina per presentare la linea contemporary PS by Paul Smith.

 

Lo stilista inglese fa leva su tre parole chiave: chiarezza, coerenza e semplificazione. Non a caso il prossimo 22 gennaio, a Parigi, per la prima volta la donna sfila insieme al menswear.

 

Nell'intervista pubblicata sul magazine Fashion, in uscita oggi 9 gennaio, il creativo inglese spiega perché ha scelto Pitti Uomo come trampolino di lancio della collezione PS. Una proposta, spiega, «che in sé contiene tutti gli aspetti chiave del mio stile - colori brillanti, stampe molto vivaci, begli abiti e accessori -, pur avendo un impronta più contemporanea e prezzi più accessibili rispetto alla main line».

 

«Nel 1993 sono stato in assoluto il primo “Guest Designer” della rassegna -. È stato un onore grandissimo per me tenere a battesimo la Stazione Leopolda per una sfilata di moda. Da allora il salone è cresciuto enormemente e oggi occupa un ruolo preponderante nei calendari del menswear, grazie alla capacità di combinare l’aspetto promozionale e la consistenza commerciale, come chiede il settore».

 

In uno scenario che cambia a velocità supersonica, Paul Smith prende le sue decisioni con compostezza e distacco autenticamente British. Semplifica le collezioni, opta per la sfilata unica, investe sul digital. Intanto le sue boutique - 39 spazi diretti e 180 in franchising, più 250 shop in shop in Giappone - sopravvivono con successo al boom dell’e-commerce grazie a una shopping experience fatta non solo di vestiti ma anche di quadri, libri e oggetti di design.

 

L’arma segreta? La flessibilità. «Siamo indipendenti e resisteremo alle tempeste», spiega. Persino la Brexit non lo scompone. «È impossibile prevedere quale effetto avrà sull’acquisto di beni e servizi o sulla fiducia dei consumatori», è il suo punto di vista.

 

«Come tutti - conclude - sono rimasto sorpreso dall’esito del referendum ma sono senza ombra di dubbio fedele all’Europa. Non potrebbe essere altrimenti, visto che vendiamo in oltre 70 Paesi e abbiamo uffici a Londra, Milano, Parigi, New York e Tokio. Presento la mia collezione maschile alla Paris Fashion Week dal 1976 e compro i tessuti in Italia e in altre nazioni europee».

 

Il testo integrale dell'intervista è pubblicato alle pagine 10-11 del nostro magazine cartaceo.

 

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