ANNIVERSARI

Giorgio Armani: 80 anni e tanti progetti in cantiere

 

Acclamato nei giorni scorsi a Parigi con la sua collezione haute couture, oggi, 11 luglio, Giorgio Armani festeggia 80 anni con grinta. «Non ho intenzione di lasciare» afferma, mentre c'è un altro anniversario da celebrare, i 40 anni della sua griffe.

 

Ad applaudire la collezione Giorgio Armani Privé nella capitale francese celebrity di ogni età e personalità, a dimostrazione di come lo stile Armani metta d'accordo tutti: un'icona del cinema italiano come Sophia Loren, l'attrice francese Juliette Binoche, la trasgressiva popstar Pink e Jared Leto, la cui carriera ha messo le ali dopo la cerimonia degli Oscar, in cui si è aggiudicato la statuetta come miglior attore non protagonista nel film "Dallas Buyers Club". 

 

Il défilé si è aperto con una sorpresa, abiti corti con le gambe nude in evidenza, «perché volevo svecchiare l'alta moda. Alla fine, tutte le donne vogliono sembrare più giovani, anche con un abito da mille e una notte».

 

Parole che, dette da un ottantenne, fanno capire quanto l'età non sia solo un fatto anagrafico e quanto ancora il designer abbia voglia di sperimentare, inventare qualcosa di nuovo.

 

Non a caso, sono quasi 7 milioni i "mi piace" sul suo account Facebook, dove campeggia una delle frasi più celebri di "Re Giorgio": «L'eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare».

 

Figlio di una famiglia della piccola borghesia, dopo il liceo scientifico Armani si iscrive a Medicina, ma al ritorno dal servizio militare decide di prendere un'altra strada.

 

Negli anni Sessanta, in pieno boom economico, si trasferisce a Milano. Da vetrinista presso La Rinascente passa in Nino Cerruti, con l'incarico di disegnare la linea di menswear Hitman.

 

Ma il suo sogno è mettersi in proprio e, grazie al sodalizio personale e professionale con Sergio Galeotti, dà il via alla sua attività: la prima sede sono due stanze in corso Venezia.

 

È lì che nel 1974 getta le basi del suo impero e che nel 1975 fonda la Giorgio Armani SpA. Ha 40 anni, un'età che per molti rappresenta l'apice della carriera ma che per lui è un inizio. Brucerà le tappe con intuito, determinazione, coerenza, capacità di rimettersi costantemente in gioco  e una buona dose di ambizione.

 

A fine anni Settanta è già un nome conosciuto nel ready-to-wear, ma è nel 1980, quando firma il guardaroba di Richard Gere nel film "American Gigolo", che arriva il successo planetario. Nel 1982 la rivista Time gli dedica la copertina e per tutti è ormai "Gorgeous George".

 

Lancia nuove linee, tra cui Emporio Armani, amplia rapidamente i propri orizzonti ad altri settori, a partire dalla cosmesi, si impone a livello internazionale. 

 

Ma il destino lo priva, nel 1985, di Sergio Galeotti. Della sua prematura scomparsa Armani parlerà raramente, tenendosi il dolore per sé e guardando avanti.

 

Si troverà a presidiare anche la parte "business" dell'attività, riuscendo a superare brillantemente la prova: del resto, per lui creatività e metodo sono due facce della stessa medaglia. «Abbandonare tutto - dirà in un'intervista - avrebbe significato rinunciare alle speranze che Sergio aveva messo nel nostro lavoro».

 

Gli anni Novanta sono il periodo del consolidamento della Giorgio Armani come struttura industriale e distributiva, mentre si moltiplicano riconoscimenti, copertine, collaborazioni con il mondo della cultura e dell'arte, interviste, ma senza arrivare mai alla sensazione di una sovraesposizione mediatica.

 

Armani non è timido ma nemmeno esibizionista: parla quando ha qualcosa da dire, senza peli sulla lingua, e riesce sempre a farsi ascoltare. Nelle foto, "buca" l'obiettivo, con la sola forza del suo sguardo.

 

In azienda non perde un colpo, segue tutto in prima persona, è un perfezionista che sa valorizzare i collaboratori giusti.

 

Il terzo millennio si apre all'insegna di nuove sfide: Internet, l'alta moda, la linea Armani Casa che diventa il fulcro di progetti molto più complessi e ambiziosi sull'abitare, tra cui l'Armani/Hotel nel centro di Milano.

 

Arriviamo ai giorni nostri: Armani è il quarto tra gli uomini più ricchi d'Italia e intorno alle intuizioni iniziali (il "greige", colore-non colore inventato da lui, la giacca destrutturata, i pantaloni ampi che stanno bene ma fanno anche stare bene) ha costruito un universo.

 

A chi gli chiede se ha intenzione di vendere o di passare il testimone, risponde: «Non mollo». Ma il problema del ricambio generazionale nel settore moda gli sta a cuore e lo dimostra offrendo il suo quartier generale di via Bergognone a Milano ai giovani stilisti, perché possano farsi notare in un contesto d'eccezione e con un "tutor" speciale.

 

Sfilano negli spazi ideati da Tadao Ando nomi come Au Jour Le Jour, Stella Jean, Julian Zigerli, Christian Pellizzari. A poca distanza, è in cantiere un nuovo progetto: l'Armani Silos, un archivio-museo ma anche un contenitore di idee e un centro di cultura, che sorgerà negli spazi ancora non utilizzati dell'area ex Nestlé.

 

Intanto Armani annuncia la sponsorizzazione, con una donazione di 300mila euro, di una mostra su Donato Bramante, che aprirà i battenti in novembre alla Pinacoteca di Brera e li chiuderà il primo marzo 2015.

 

Anche il mondo dello sport gli regala soddisfazioni: nelle scorse settimane la squadra di basket EA7 ha vinto, dopo 18 anni, il suo 26esimo scudetto.

 

Ed è stato lo stesso Armani, visibilmente emozionato ma sempre in forma, a premiare i giocatori a fine partita e ad esultare con loro (nella foto, gli auguri su Facebook dei 9.500 dipendenti al "dipendente numero 001" Giorgio Armani).

 

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