Ambiente e salute

Anche Burberry si impegna con Greenpeace

"Piccoli mostri nell'armadio" - ultimo studio di Greenpeace che ha scoperto sostanze pericolose nell'abbigliamento bimbo di noti brand - ha convinto anche Burberry a impegnarsi per salvaguardare l'ambiente e la salute dei suoi consumatori.

 

"La decisione - spiegano dall'associazione ambientalista - arriva dopo due settimane di pressione da parte dei consumatori in tutto il mondo, da Pechino a Roma fino a Città del Messico, sia attraverso i social media che con iniziative dei volontari di Greenpeace". “Burberry - commenta Chiara Campione, responsabile del progetto The Fashion Duel di Greenpeace Italia - ha fatto la mossa giusta: ha mantenuto la sua reputazione, seguendo l’esempio dato da Valentino un anno fa a tutte le case di Alta moda. È la prova che i grandi marchi ascoltano la voce dei consumatori, quando questi si fanno sentire". "Ora - prosegue - ci attendiamo passi concreti dell’azienda, per garantire vestiti più sicuri per l’ambiente e la salute”.

 

Il report Piccoli mostri nell'armadio ha testato 82 articoli per bambini acquistati tra maggio e giugno 2013 in 25 Paesi del mondo, in negozi monomarca e presso rivenditori autorizzati. I capi sono stati prodotti in 12 diverse nazioni, e tra i marchi incriminati, oltre a Burberry, sono emersi anche Adidas e Disney. La ricerca ha confermato che l'uso di sostanze pericolose è ancora diffuso e che i prodotti chimici trovati (come nonilfenoli etossilati, ftalati e composti organo-stannici) non sono meno dannosi di quelli utilizzati per l'abbigliamento degli adulti, scoperti con la precedente indagine di Greenpeace, "Detox". Fino a oggi l'analisi e la campagna di Detox ha portato a impegnarsi brand come Nike, Adidas, Puma, H&M, Zara, Mango, Esprit, Levi's, Benetton e Valentino.

 

Ora anche la britannica Burberry si dice disposta a eliminare le sostanze chimiche pericolose, prima dall'abbigliamento e poi dal resto dei prodotti entro il primo gennaio 2020. Già dal 2014 renderà note le informazioni sulle sostanze chimiche negli scarichi in acqua dei suoi fornitori nel mondo. Dal luglio 2016, inoltre, eliminerà i composti perflorurati e polifluorurati dalla sua filiera, utilizzati per impermeabilizzare i tessuti.

 

“L’impegno di Burberry dovrebbe dare la sveglia a tutti marchi dell’Alta moda - conclude Cristina Campione -. Con la fashion week di Milano ormai alle porte ci chiediamo cosa aspettano marchi come Gucci, Versace e Louis Vuitton a passare dalla parte di coloro che stanno lavorando per garantire a noi e ai nostri figli un futuro libero da sostanze tossiche” (in alto, una foto tratta dal report Piccoli mostri nell'armadio).

 

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