Analisi Deloitte

Luxury Goods: Italia la più dinamica nel 2014-2016, in vetta Valentino e Furla

Nel triennio 2014-2016 fra le 20 aziende dei luxury good più dinamiche sei sono italiane e tra queste, ai primi posti, si mettono in evidenza Valentino e Furla. Lo rileva il report Global Powers of Luxury Goods di Deloitte, che ha esaminato le 100 maggiori società del settore.

 

Stando ai bilanci 2016, l'intero aggregato ha realizzato un fatturato di 217 miliardi di dollari: +1%, in frenata dopo il +6,8% dell'anno precedente.

 

L'Italia è leader di settore con 24 aziende nella top 100. Tra i primi 10 player però c'è solo Luxottica, quarta per ricavi (10 miliardi di dollari) dopo Lvmh (23,4 miliardi), Estée Lauder (11,8 miliardi) e Richemont (11,7 miliardi). Per trovare un'altra società italiana bisogna scendere al 19esimo posto, con Prada, e quindi al 24esimo, con il Gruppo Armani.

 

Il territorio italiano concentra anche il maggior numero di imprese della top 20 delle società ad alto tasso di crescita composito fra il 2014 e il 2016 (sei su 20).

 

Le prime due della graduatoria sono la canadese Canada Goose e la danese Pandora, con un cagr rispettivamente del 36% e del 30,3%.

 

Al terzo posto Valentino, con un tasso del 26,9%, seguito da Furla con il 24,3%, mentre Moncler è settimo (22,4%). Tra i 20 figurano anche Finos Spa, cui fa capo Trussardi (19,3% il cagr), Dolce&Gabbana (13,9%) e Brunello Cucinelli (13,1%).  

 

In base all'analisi di Deloitte, il 2016 è stato un anno positivo soprattutto per profumi e cosmetici, che hanno realizzato un incremento del 7,6%. Borse e accessori hanno segnato un +3,4%, mentre abbigliamento e calzature un +0,2%. Gioielli e orologi hanno dovuto incassare un -4%.

 

Quanto alle prospettive future Patrizia Arienti, Deloitte Emea Region Fashion & Luxury Leader, afferma: «Se la crescita totale del mercato globale in futuro sarà a singola o doppia cifra dipenderà da molte variabili, inclusi i fattori geopolitici e il loro impatto sul turismo. Di certo la crescita per il mercato dei beni di lusso continuerà, a differenza di molti altri settori».

 

«Il fatto che nella top 100 un’azienda su cinque sia italiana - aggiunge - dimostra come il made in Italy sia ancora un fattore competitivo di successo a livello globale. In futuro la maggiore sfida sarà riuscire a coniugare tradizione ed esclusività del prodotto con strategie e modelli di business innovativi, finalizzati a rispondere alle mutate esigenze del consumatore».

 

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