Analisi

Filatura italiana: il 2016 inizia in chiaroscuro

Pitti Immagine Filati parte domani, 29 giugno, con segnali contrastanti dalle filature italiane. In base alle analisi di Smi-Sitema Moda Italia emerge una discreta crescita della produzione industriale (+2,6% nei primi quattro mesi del 2016), mentre l'export resta pressoché stabile (-0,2% tra gennaio e marzo).

 

Nel primo trimestre l'import (soprattutto da Turchia, Egitto, India e Cina) è progredito del 4,6%, portando in negativo il saldo commerciale per 22,7 milioni di euro.

 

Analizzando più in dettaglio le esportazioni del primo trimestre emerge un trend positivo di incremento (oltre il 7%) per i fili in lana pettinata, quelli chimici/lana e in lino. In flessione la domanda estera di filati in lana cardata (-7,8%), per aguglieria (-9,6%) e di cotone (-3,7%).

 

I fili pettinati - che in valore sono la tipologia più esportata dalle filature italiane - hanno come destinazione estera soprattutto Hong Kong (+7,6% nel primo quarter), la Romania (+5%), la Repubblica Ceca (+45%), la Francia (+13%) e la Germania (-26%).

 

Per quanto riguarda le proposte cardate (nella foto, un filato Cariaggi, che sarà presentato a Pitti Filati), il maggiore buyer resta Hong Kong, anche se nei primi tre mesi del 2016 ha comprato il 12% in meno. Seguono il Regno Unito (+5,8%), la Croazia (-8,9%9, la Romania (+37%) e la Turchia (+51%).

 

Nel segmento chimico-lana i maggiori clienti stranieri sono Croazia (+79%), Hong Kong (+14%), Austria (+22%), Turchia (-27%) e Spagna (+90%). Nel cotone il maggiore acquirente è la Germania, nonostante abbia ridotto gli ordini (-11%), seguita da Repubblica Ceca (+4%), Inghilterra (-3%), Francia (+14%) e Spagna (+9%).

 

Nelle previsioni di Smi il settore dovrebbe proseguire il trend positivo anche se con ritmi modesti. Le stime sono di una crescita dell'1% nei 12 mesi, dopo la crescita zero del 2015, quando l'industria italiana dei filati ha totalizzato i 2,9 miliardi di euro di ricavi. Lo scorso anno l'export ha contenuto la discesa attestandosi a 1,8 miliardi di euro (-0,8%, dopo il -2% del 2014 e il -4% del 2013).

 

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