Analisi

La moda perde appeal agli occhi del private equity

Nel 2016 igli investimenti del private equity in aziende della moda e del lusso si sono quasi dimezzati rispetto al 2015, passando da 25 a 13 operazioni. In flessione anche il valore degli investimenti, che mediamente si sono focalizzati su realtà da 35 milioni di fatturato.

 

È quanto emerge da un report sul mercato italiano del capitale di rischio di Aifi - Associazione Italiana del Private Equity Venture Capital e Private Debt in collaborazione con PwC-Transaction Services, presentato ieri (27 marzo) a Milano nel corso del convegno annuale dal titolo "Finanziare la crescita".

 

Un'analisi dal 2006 al 2016 mostra che, dopo un periodo altalenante, l'attenzione dei fondi per il fashion è progressivamente aumentata dal 2010 fino a toccare un picco di 16 deal nel 2013 (erano quattro sia nel 2006 che nel 2010). Il settore ha continuato ad attrarre gli investitori del private equity nel 2014 (17 operazioni) e nel 2015 (25), per poi perdere quota nel 2016 (13).

 

L'ammontare degli investimenti nella moda ha toccato un picco nel 2007 (1,4 miliardi di euro in totale), mai più raggiunto e legato principalmente all'acquisizione da parte dei fondi Permira di Valentino Fashion Group. Nel 2016 il valore delle operazioni ha totalizzato 465 milioni di euro, in calo del 18% rispetto al 2015.

 

Il profilo medio dell'azienda target è una società da 35 milioni di fatturato l'anno, con 120 dipendenti. L'investimento è stato, in media, di 44 milioni di euro.

 

Nella fotografia di Aifi-PwC, il numero di operazioni del private equity è generalmente diminuito: 322 in totale nel 2016, in calo del 6% rispetto al 2015.

 

A fronte di questo trend, sono aumentate le dimensioni dei deal: le risorse investite da private equity e venture capital sono salite del 77% a 8,2 miliardi di euro. «Il valore più alto di sempre  - ha spiegato il direttore generale Anna Gervasoni - che è dovuto al ritorno di attrattività del nostro Paese e di competitività delle nostre imprese».

 

Le risorse raccolte hanno invece registrato un -47% a 1,3 miliardi, ma si confrontano con un 2015 che aveva visto il closing di alcuni grandi fondi.

 

Tenendo conto dell'ammontare investito, i settori che nel 2016 hanno calamitato l'attenzione dei fondi sono l'Ict (1,7 miliardi di euro), l'energia e l'ambiente (1,1 miliardi) nonché i beni e i servizi industriali (943 milioni).

 

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