Analisi

Private equity e venture capital: l'Italia riacquista appeal. Lusso in primo piano

Nel 2015 gli investimenti di private equity e venture capital sono cresciuti del 31% a 4,6 miliardi di euro. Il lusso è il secondo maggiore settore (461 milioni di euro, l'ammontare) come emerge da un'analisi di Aifi e Pwc-Transaction Services.

 

Il primo comparto, con 1,5 miliardi di euro di investimenti, è quello dei servizi finanziari, in base al report diffuso ieri, in occasione del convegno annuale dell'Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt. Seguono i trasporti e la logistica (404 milioni), il medicale (288 milioni) e l'alimentare (276 milioni).

 

«L'ammontare degli investimenti - ha commentato Anna Gervasoni, direttore generale di Aifi - ha raggiunto il secondo valore più alto di sempre. Questo ottimo risultato è dovuto anche al ritorno di attrattività del nostro Paese, tanto che gli operatori internazionali hanno apportato bel il 66% del totale investito».

 

Quanto al numero di operazioni, nel 2015 sono salite del 10% a 342. Il manifatturiero risulta in testa a quota 39. Secondi i servizi finanziari (35), seguiti dai beni e servizi industriali (34), dai computer (29) e dal medicale (28).

 

Secondo le statistiche di Aifi-PwC, le operazioni di moda e lusso sono aumentate a 25, dalle 17 del 2014, mentre il valore complessivo degli investimenti è sceso da 856 a 569 milioni di euro. In media gli investitori si sono focalizzati su aziende con un fatturato di 40 milioni e 120 dipendenti. L'ammontare medio investito nel 2015 è stato di 45 milioni.

 

Lo scorso anno la raccolta di capitale di rischio in Italia ha sfiorato in totale i 2,5 miliardi di euro, in aumento dell'84,5% rispetto all'anno prima. Una crescita che si spiega soprattutto con il closing di alcuni grandi fondi. La provenienza è suddivisa quasi equamente fra il 51,9% dell'Italia e il 48,1% dell'estero.

 

«L'incremento - ha affermato il presidente di Aifi, Innocenzo Cipolletta - è sicuramente un dato positivo, però restano ancora troppo bassi i numeri in termini assoluti. Rispetto agli altri Paesi europei siamo indietro e molto lavoro è da fare per coinvolgere fondi pensione, casse di previdenza e assicurazioni».

 

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