Analisi

Ritardi nei pagamenti: il fashion retail fa peggio della media nazionale

Secondo un report di Cribis D&B, nel primo trimestre 2013 il commercio al dettaglio di abbigliamento e calzature in Italia è stato meno puntuale della media nazionale nei pagamenti: il 43,3% ha saldato alla scadenza, contro un valore medio del 45,9%.

 

I ritardi gravi riguardano il 17,6% del campione (11,1% la media italiana). Tenendo conto dell'area geografica di appartenenza, le situazioni più critiche sono al Centro, nel Sud e nelle Isole, nell'analisi della società del Gruppo Crif - specializzata in soluzioni di business information, credit management, direct marketing, credit collection e supply management - che ha analizzato il comportamento di 150mila aziende tra abbigliamento, calzature e accessori. Le performance migliori riguardano invece il Nord Ovest.

 

Nel 2012, la percentuale di aziende con ritardi superiori ai 30 giorni è più che raddoppiata in Italia (+160%), rispetto al 2010. Da un confronto con altri Paesi, spiccano come migliori pagatori i tedeschi, con una percentuale del 78% di imprese che lo scorso anno ha pagato puntualmente, contro una media italiana del 43%.

 

Da Cribis D&B fanno osservare che continua il processo di "istituzionalizzazione" dei ritardi dei pagamenti, cioè la trasformazione dei ritardi in termini contrattuali: per non perdere clienti e fatturato, le aziende di fatto concedono qualcosa a livello di termini di pagamento. Nelle statistiche dello scorso anno il 73,5% delle imprese è stata disponibile a dilazioni, mentre l’88% ha notato un incremento nelle richieste di allungamento delle scadenze.

 

Si osserva inoltre un incremento dei fallimenti: +65% rispetto al primo trimestre del 2009. L'unico aspetto positivo in questo trend è, secondo Cribis, che negli ultimi anni le realtà italiane della moda hanno messo i pagamenti sempre più al centro della gestione finanziaria, vedendolI come uno dei fattori decisivi per restare sul mercato.

 

Così hanno optato per un più attento monitoraggio della clientela, nuove policy commerciali e, in alcuni casi, anche per un ampliamento della struttura di credit management. Inoltre si è diffusa l’adozione di procedure di recupero dei crediti più tempestive e strutturate che in passato.

 

 

 

 

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