Brand in affanno

American Apparel di nuovo nei guai

American Apparel, sinonimo di moda made in Usa, si trova a dovere chiedere una seconda volta la protezione del Chapter 11 (sorta di amministrazione controllata statunitense). Si parla di debiti per 215 milioni di dollari.

 

Come riportano i media locali, il brand americano rischia seriamente la liquidazione a causa delle persistenti condizioni di mercato sfavorevoli, che hanno reso inefficace la strategia di rilancio (-30% le vendite al 30 settembre). Strategia che era stata avviata dopo l'uscita dal primo Chapter 11, all'inizio del 2016 (la procedura era stata chiesta nell'ottobre 2015, quando i debiti avevano raggiunto i 300 milioni di dollari) e che non ha portato, come si pensava, a un incremento delle vendite online, all'ottimizzazione dell'offerta e a un piano marketing efficace.

 

Di certo dalla prima procedura il marchio ha tagliato la distribuzione portando gli store totali da 230 a 110.

 

Per il momento si sa che il produttore di abbigliamento canadese Gilden Activewear ha raggiunto un accordo per rilevare gli asset di proprietà intellettuale e le scorte di American Apparel, oltre a mantenere parte delle attività di produzione e distribuzione a Los Angles.

 

American Apparel, noto per le campagne sexy (nella foto, un look autunno-inverno 2016/2017), non è il solo caso americano in fase di impasse. In maggio ha chiesto il Chapter 11 Aeropostale, in aprile era la volta di Pacific Sunwear. A minare i conti di queste realtà, da alcuni anni a questa parte, è anche l'espansione dinamica di operatori del fast fashion come H&M e Forever 21.

 

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