Brexit

I commenti a caldo di Marenzi (Smi) e Napoleone (Pitti Immagine)

«L’uscita della Gran Bretagna dall’Europa ci fa perdere un avversario della nostra industria». Così il presidente di Smi Marenzi commenta il Brexit. «Tutto dipende da come sarà gestita questa uscita e se sarà davvero un'uscita», dice Napoleone, ceo di Pitti Immagine.

 

Il Regno Unito rappresenta una quota del 6% circa delle esportazioni italiane di tessile-abbigliamento e viene dopo la Germania, la Francia e gli Stati Uniti. In base alle stime di Smi-Sistema Moda Italia, nel 2015 i britannici hanno importato 1,8 miliardi di tessile-abbigliamento italiano: il 10,5% in più rispetto al 2014. In particolare, l’export di capi finiti ha sfiorato quota 1,4 miliardi, crescendo dell'11,8%. Nel primo trimestre 2016 le esportazioni sono state pari a 427 milioni di euro, in aumento dell'1,6%.

 

«Se da una parte - afferma Marenzi - il Regno Unito rappresenta il quarto mercato per l'export dei nostri prodotti, è anche vero che ormai Londra, come Parigi, è una destinazione di transito verso altri Paesi e che gli impatti per le nostre aziende, se ci saranno, potranno essere alquanto limitati». «D’altra parte - aggiunge - l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa ci fa perdere un avversario che, sia nel passato che nel presente, ha osteggiato la nostra industria: dalla battaglia sulle produzioni del Pakistan, al riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina, fino all'etichettatura d'origine obbligatoria "Made in"».

 

Raffaello Napoleone, alla guida di Pitti Immagine, afferma: «Tra Italia e Inghilterra ci sono fortissime e complesse interdipendenze: adesso è troppo presto per dire quale potrebbe essere il saldo tra le spinte positive e quelle negative. Temo che queste ultime possano prevalere, in che misura non saprei».

 

La maggior parte degli studi in Regno Unito, come fa osservare Napoleone, hanno ipotizzato un effetto deprimente sulla crescita del Pil britannico. «È probabile - spiega - che tornino alcune barriere tariffarie e non, limiti alla mobilità del lavoro, meno fluidità di commercio e scambi, in un mondo sempre più basato su catene globali di produzione. In proposito si sa che il saldo commerciale tra i nostri Paesi è positivo per l'Italia per ben 12 miliardi di euro, valore secondo solo all'attivo con gli Stati Uniti».

 

«Può darsi - aggiunge il ceo di Pitti Immagine - che una certa svalutazione della sterlina e la scomparsa di alcune regolamentazioni europee piuttosto rigide possa rendere più convenienti gli investimenti esteri in Regno Unito. Ma anche in questo caso è impossibile quantificare. Tutto dipende anche da come sarà gestita questa uscita e se sarà davvero un'uscita».

 

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