CANALI DI VENDITA ALTERNATIVI

Il business del parallelo: più web e meno “programmato”

Per praticità, ma anche per evitare rischi e controlli soprattutto nel mercato cinese, il parallelo segue sempre più la strada dell’online (attraverso piattaforme come Xiu.come Shangpin.com).

 

A fronte di una forte crescita sul web, cala il B2B “programmato”, mentre il “pronto” si mantiene stabile. Alcuni però scommettono che le aziende metteranno definitivamente le mani su questo business.

 

In quest’ultimo periodo sta aumentando la versione online del parallelo (o B2B, come è stato di recente sdoganato), mentre diminuisce il  “programmato” - il "grey" ordinato con la tempistica delle collezioni, con un acconto del 30% -  e si mantiene stabile il “pronto”,  l’acquisto in corso di stagione, meno rischioso, anche alla luce degli imprevedibili accadimenti internazionali.

 

A livello di rotte, pur restando prioritario lo sbocco in Cina, a causa dei chiaroscuri della Repubblica Popolare divisa tra la lotta alla corruzione e al lusso da un lato e l’irrefrenabile desiderio di consumo dall’altro, si aprono percorsi alternativi, anche verso Paesi europei.

 

Di norma gli articoli vengono ceduti nel B2B programmato al prezzo di costo, più una quota in media del 10-15%: «Una cifra che tende sempre più al ribasso – racconta un negoziante -. Si è arrivati al punto che i parallelisti compratori mandano gli ordini a tre o quattro insegne con la proprosta economica già definita, aspettando di vedere chi la accetta. Oppure fanno la richiesta a più insegne e, come nelle gare d’appalto, decidono per la risposta più vantaggiosa».

 

Nel pronto e nell’online si calcola invece il prezzo retail meno il 20-30% nel primo caso e scontato del 15-25% nel secondo.

 

Fashion stima il business italiano del parallelo, al netto del B2B svolto direttamente dalle aziende, superiore ai 2 miliardi di euro nel 2015 (secondo Altagamma i consumi di beni per la persona nel lusso sono arrivati a 253 miliardi di euro lo scorso anno).

 

Nel il 2016 il B2B si dovrebbe mantenere sugli stessi valori, sempre che in Cina non venga dato un ulteriore giro di vita alla politica moralizzatrice.

 

Grazie alla crescita esponenziale dell’e-commerce, anche il B2B  ha imboccato la strada del web, spesso più sicura - perché garantisce meno tracciabilità - dei percorsi tradizionali. Il mercato di riferimento anche in questo caso resta la Greater China.

 

Per fare il punto sulla situazione viene in aiuto la ricerca “2015 China Luxury Market Trends” di Bain&Co, presentata meno di un mese fa a Shanghai. Lo studio analizza l’andamento del “daigou”, componente significativa del parallelo cinese.

 

Secondo Bain&Co., nella Repubblica Popolare il luxury market nel 2015 ha perso il 2% contraendosi a 113 miliardi di renminbi, pari a 15,5 miliardi di euro. Si è ridotto di conseguenza anche il daigou che dai circa 55-75 miliardi di renminbi (7,5 – 10,3 miliardi di euro)del 2014 è sceso ai circa 34-50 miliardi di renminbi (4,6-6,8 miliardi di euro).

 

Al contempo sono però aumentati nella Repubblica Popolare gli acquisti sui siti “cross-border” e oltremare, che sono arrivati ad assorbire il 12% della spesa luxury dei cinesi. Bain&Co. indica tra i website di riferimento JD Worldwide, Tmail.uk, Kaola.com, Secoo.com, Amazon, Net-A-Porter, ShopBope Harrods.

 

In realtà esistono altre piattaforme, come Xiu.come Shangpin.com, che veicolano la maggior parte del parallelo online: «Attraverso accordi segreti, questi marketplace  possono accedere direttamente ai magazzini dei multimarca, che non necessitano nemmeno di avere l’e-commerce - spiega un altro dettagliante - e attingere alla merce quando un cliente la ordina. Tra l’altro, su questi siti “blind” (dove non appare il nome delle insegne, ndr) è possibile vendere tutti i brand, superando i vari divieti imposti dalle aziende».

 

Anche i social network si prestano come veicolo del parallelo, primo fra tutti Wechat oppure Taobao, l’equivalente cinese di Ebaye Amazon.  

 

L’articolo completo è pubblicato sul numero 5 di Fashio (nella foto la Drew Bag di Chloé, che insieme alle proposte di Dolce&Gabbana, Fendi e Valentino, è tra le borse più richieste dal parallelo). 

 

 

 

 

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