CATENE

Philip Green: "Per un'acquisizione potrei spendere 5 miliardi di sterline"

La dichiarazione del patron del Gruppo Arcadia (proprietario, tra le altre, delle insegne Topshop e Topman), riportata da bloomberg.com, ha fatto scalpore in un momento in cui molti retailer si sottraggono agli investimenti. "Le catene inglesi però ora non mi interessano" ha precisato Green, intervistato in occasione della pubblicazione dei risultati del fiscal year 2011/2012.

 

Secondo l'imprenditore 60enne (la cui famiglia occupa il 17esimo posto nella classifica dei ricchi inglesi, stilata dal Sunday Times) è all'estero che si potrebbero prospettare le opportunità più promettenti, oltre che sul web. "In Germania e Francia - ha rivelato al Daily Mirror - abbiamo appena lanciato siti di e-commerce, che stanno andando molto bene". "Sono stanco di sentire i miei colleghi lamentarsi - ha aggiunto -. Non possiamo fare altro che darci una mossa: per quanto mi riguarda non ho scelta, visto che su di me pesa la responsabilità di 45mila dipendenti e di un libro paga da quasi 500 milioni di sterline".

 

Annunciando che "ci sono due o tre cose che mi passano per la testa", ma senza approfondire, Green si è invece dilungato sull'importanza di mercati emergenti come l'Australia. "Nel primo anno il nostro outlet Topshop/Topman da 1.300 metri quadri a Melbourne - ha affermato - ha già raggiunto vendite record, pari a 15 milioni di sterline. Ora stiamo a guardare gli esiti del recente opening di Sydney, ma le prime sette settimane di attività promettono bene". "Domani sbarcheremo in Sudafrica - ha anticipato - mentre registriamo ottime performance dagli avamposti sia di San Paolo del Brasile, sia di Vancouver, in Canada".

 

Pianificata per la primavera-estate 2013, sempre per Topshop/Topman, l'inaugurazione di un flagship presso The Grove, a Los Angeles, il quarto negli Stati Uniti dopo New York, Chicago e Las Vegas. "Si tratta di un mercato a cui teniamo molto", ha spiegato Green, ricordando anche l'intesa con il department store Nordstrom, che nel suo portale di e-commerce ospita lo shop online del brand di punta di Arcadia.

 

Il business via Internet, del resto, è una delle grandi scommesse del futuro per una società che, nel 2011/2012, lo ha visto crescere del 22%, in un contesto di vendite "flat" a quota 2,7 miliardi di sterline, ma con un calo del 3,2% in madrepatria. "Non dimentichiamo - ha concluso Green - la forte generazione di cassa, equivalente a 330 milioni di sterline, il che non è poco in un contesto impegnativo, in Inghilterra e altrove".

 

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