CRISI

Renato Borghi: "Troppe criticità. E i negozi chiudono"

Sul sito di Federazione Moda Italia si legge oggi una nota in cui il presidente Renato Borghi, commenta lo scenario che ha portato l’anno scorso la chiusura di 12.461 negozi di moda, abbigliamento, calzature, pelletteria, accessori, tessile per la casa e articoli sportivi(a fronte di sole 5.851 nuove aperture) ed evidenzia le principali criticità da affrontare al più presto.

 

È un elenco lungo e preoccupante, quello stilato da Borghi, che ricorda “la pressione fiscale che non smette di crescere, arrivando al 44% per quella apparente, fino a raggiungere addirittura il 56% per quella reale, a consuntivo 2012; la disoccupazione che è esplosa coinvolgendo, nel 2012, 3 milioni di persone nel nostro Paese; la burocrazia che zavorra le imprese, costando alle stesse mediamente 36 giorni lavorativi all’anno; il credito che strangola famiglie e aziende, con tassi in salita e crediti in caduta e con insopportabili commissioni bancarie per sconfinamenti e disponibilità fondi. Per non parlare della sciagurata previsione dell’aumento dell’Iva da luglio e della prossima operatività della Tares”.

 

“Tutte criticità - prosegue il presidente - che stanno a monte di una ideale catena economica e sociale. pronta a scaricare a valle del sistema quelle negatività che, unitamente a un clima di fiducia costantemente negativo, concorrono a deprimere i consumi, senza i  quali non potrà mai esserci ripresa, essendo essi la variabile indipendente di ogni ordinamento economico”. 

 

“Va interamente ridisegnata la politica economica del nostro Paese e non abbiamo più tempo - si legge ancora sul sito di Federazione Moda Italia- . I nostri negozi stanno lottando con tutte le loro forze contro l’opprimente pressione fiscale, Iva, Irap, Imu, Tares, imposte locali, calo dei consumi, redditometro e studi di settore, caro affitti, stretta creditizia e commissioni bancarie, prelievo sulle transazioni elettroniche, concorrenza sleale di factory outlet centre e temporary shop, abusivismo e contraffazione, eccesso di burocrazia, energia e costi fissi, sconfortanti politiche di liberalizzazione nel solo commercio, con le aperture 360 giorni l’anno 24 ore su 24”.

 

“Ma le nostre forze si stanno esaurendo – conclude amaramente Borghi - così come la  fiducia nella politica del Governo. Il rischio è di vedere le nostre città svuotate, con numerosi negozi che abbassano definitivamente le loro clèr. E il trend non sembra purtroppo lasciare spazio a un’inversione della tendenza negativa del 2012, che ha visto la chiusura di 12.461 negozi di moda, abbigliamento, calzature, pelletteria, accessori, tessile per la casa e articoli sportivi, a fronte di sole 5.851 nuove aperture”.

 

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