Contraffazione

Diesel vince la battaglia contro il cybersquatting. Rosso: «La guerra non è finita»

Diesel la spunta contro le vendite illegali online: la Corte Federale di New York ha accolto la richiesta di condannare i titolari di 83 siti che praticano il cybersquatting. Riconosciuti danni per due milioni di dollari. «Continueremo a combattere per proteggere il nostro brand», assicura Renzo Rosso.

 

 

Gli 83 siti, in capo a nove titolari, creavano la falsa impressione di essere autorizzati a vendere capi de Diesel, utilizzando il nome del marchio nel dominio. In questo modo hanno venduto migliaia di prodotti.

 

La Corte ha inoltre ordinato la cessazione di ogni ulteriore commercio illegale, incluso l'impiego del marchio registrato Diesel, nonché il trasferimento a Diesel o la cancellazione dei domini incriminati e la distruzione dei capi contraffatti.

 

«Abbiamo vinto un’altra grande battaglia, ma la guerra non è finita - è il commento di Renzo Rosso -. Il mercato online è un’opportunità incredibile per tutti i brand e noi siamo stati tra i primi marchi di moda a riconoscerlo: abbiamo aperto il primo ecommerce diesel.com già nel 1996».

 

«Ma - puntualizza il fondatore di Diesel - oltre alle opportunità ci sono anche grandi rischi: ogni giorno ci sono nuove sfide, contrastare gli attacchi richiede un impegno costante, ma lo dobbiamo al nostro marchio e ai nostri consumatori».

 

Per proteggere il proprio target di riferimento dagli attacchi dei cybersquatter, Diesel ha creato una task force che opera anche nei mercati offline. «Non si deve avere nessuna tolleranza per i contraffattori», sottolinea Renzo Rosso.

 

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