Convegni

Cncc Christmas Meeting: come costruire un nuovo futuro

Tra la stretta creditizia e la crisi dei consumi, anche il settore degli shopping center deve individuare nuovi percorsi per affrontare  le sfide di mercato. Flessibilità e differenziazione tra i diktat principali emersi al convegno nazionale del Cncc – Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali.

 

Secondo le stime di Larry Smith Italia, quest’anno sono stati avviati nel nostro Paese otto shopping center  - tra cui Conca d’Oro a Palermo, La Cartiera a Pompei  (nella foto ) e Le Terrazze a La Spezia - e  un outlet center (il Cilento Outlet Village che verrà inaugurato ufficialmente sabato) pari a 275.500 metri quadri di gla, portando la superficie complessiva a oltre 15.167.000 metri quadri, per un totale di 917 strutture.

 

“In questo modo la media per ogni mille abitanti è arrivata a 250 metri quadri - ha spiegato questa mattina Corrado Vismara, ceo di Larry Smith Italia e vice presidente di Cncc al tradizionale convegno annuale -. Il nostro comparto che non è certo indenne dalle difficoltà economico-finanziarie attuali, è cresciuto negli ulti tre anni tra l’1 e il 3%, un trend che rimarrà simile anche nel 2013”. 

 

“In tema di performance - ha aggiunto Vismara - nei primi nove mesi dell’anno le vendite hanno avuto una riduzione media del 2,8%. Nelle gallerie la flessione è stata del 3,9% e nello specifico l’abbigliamento si è contratto del 2,9%. Si sono salvati i servizi e, in modo marginale, la ristorazione. Tutto questo nonostante il numero dei visitatori nei centri continui a crescere”. 

 

Tra le tendenze del comparto evidenziate da Vismara, oltre ai problemi che continua ad avere il format degli ipermercati, si riscontrano una leggera crescita negli affitti nei centri primari, l’aumentata selettività dei retailer interessati quasi esclusivamente alle strutture migliori, la necessaria ottimizzazione dei costi di gestione (sia introducendo nuove tecnologie, sia puntando a  un management più efficiente)  e l’espansione degli shopping center più noti,  piuttosto che la creazione tout court di altre realtà.

 

Tra gli interventi che si sono susseguiti, Luca Pellegrini, professore ordinario di marketing all’Università Iulm e presidente di TradeLab, ha suggerito, come principale driver per rimettere in funzione il business, di puntare sull’unicità, per differenziare le strutture, spesso troppo simili tra loro. Oltre che a livello di lay out, è necessario creare un legame più stretto con il tessuto locale, mirando il mix di offerta al bacino di riferimento (spesso invece le insegne sono le stesse ovunque). “Inoltre se la pedonalità cresce, ma non il fatturato dei negozi - ha aggiunto Pellegrini - significa che la gente frequenta i centri per fruire principalmente della ristorazione e di qualche servizio, evidenziando anche un bisogno di socializzazione e pertanto bisogna investire su questi aspetti”.  

 

Ermanno Niccoli, ceo di Corio Italia ha tenuto a ribadire che la differenziazione non può comunque prescindere dalla qualità e che nel processo di ripensamento delle strategie è indispensabile partire dai fondamentali. Ha quindi ricordato quanto la complessità normativa italiana ostacoli lo sviluppo, citando le parole di Pietro Malaspina, presidente del Cncc:  “Purtroppo in Italia i centri commerciali sono stati costruiti dove si poteva e non dove si voleva”.  

 

Gli impedimenti burocratico/amministrativi, ma non solo, hanno di fatto creato problemi di flessibilità e di adeguamento ai veloci cambiamenti di consumo rendendo spesso i complessi commerciali un passo indietro rispetto alle effettive esigenze del mercato: “Peccato che gli shopping center non abbiamo le ruote” ha detto i al riguardo Roberto Zoia, direttore gestione patrimonio e sviluppo di Igd Siiq, per ironizzare su quanto sia difficile anche solo spostare un muro all’interno di queste strutture e nella speranza, condivisa da tutti, che in futuro la situazione possa cambiare.

 

 

 

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