Crisi

Sergio Tacchini: i cinesi non vendono. Ma la famiglia non molla

È valida fino a domani, 30 maggio, l'offerta di acquisto del brand Sergio Tacchini, che la famiglia fondatrice ha formulato lo scorso 14 aprile. La Sergio Tacchini International, società cinese proprietaria della label, in fase di liquidazione, rifiuta di vendere. Ma l'ex tennista e suo figlio Alessandro non mollano e fanno progetti e strategie.

 

Come si legge sui notiziari odierni, la Sergio Tacchini International è in liquidazione ma nel frattempo ha affittato a un'altra ditta (Wintex Italia, emanazione di un'omonima società di Hong Kong) il marchio Tacchini e relative licenze di utilizzo. Ha sempre sostenuto di essere pronta a un concordato preventivo ed è per questo che la famiglia si è messa in gioco.

 

«Abbiamo messo sul piatto 5 milioni di euro, un'offerta superiore a quella della controparte, la Wintex Italia, per un marchio valutato dagli esperti 2,3 milioni di euro - ha dichiarato Alessandro Tacchini nel corso della conferenza stampa indetta ieri a Novara, alla presenza del sindaco della città, Andrea Ballaré  -. Nell'arco di cinque anni vogliamo portare il fatturato a 50 milioni di euro, cinque volte di più di quello attuale».

 

Il piano, ha spiegato Alessandro Tacchini, mira a centralizzare il management a Novara, in modo che tutte le decisioni vengano prese in loco e che valgano per tutte le licenze e tutti i Paesi. «Contiamo anche di riaprire la parte commerciale - ha chiarito -. Nel 2006, prima della cessione, i monomarca erano 150. Ora puntiamo ad aprire 30 monogriffe e un canale e-commerce e di affidarci anche al wholesale e ipotizziamo di partire con una ventina di occupati per crescere nel tempo».

 

A dare man forte ai Tacchini c'è il sindaco di Novara: «Esiste un polo tessile di alta qualità e una filiera della moda di prestigio - ha dichiarato - nella quale la futura Sergio Tacchini potrebbe inserirsi perfettamente. Ed è compito di un sindaco fare di tutto perché queste occasioni si possano verificare». 

 

A oggi i lavoratori sono circa 40 nel settore industriale, più una decina passati alla Wintex, mentre nel commerciale sono una sessantina, e tutti sono in cassa integrazione. Eppure la Sergio Tacchini International non vuole saperne: «In conseguenza di espressi vincoli contrattuali la label non può essere oggetto di cessione. Attualmente la società Sergio Tacchini in liquidazione sta elaborando un piano di ristrutturazione che ha come finalità il risanamento delle ingenti perdite provenienti dai periodi precedenti, nonché il rilancio commerciale del marchio stesso».

 

Nel frattempo, come emerge dalle fonti di stampa, alla società è stato presentato un decreto ingiuntivo per 700mila euro e, se non dovesse pagare, si potrebbe arrivare alla richiesta di fallimento.

 

Si attende dunque di conoscere la fine di questa vicenda in cui non mancano colpi di scena e in cui sarebbe auspicabile maggiore chiarezza. Una storia partita sette anni fa, quando la famiglia Tacchini decise di vendere la Sergio Tacchini a Hembly, grande gruppo cinese del retail con sede a Hong Kong. «Speravamo fosse l'inizio di una seconda vita molto diversa per il marchio - ha dichiarato di recente Alessandro Tacchini - e che invece sta morendo: dai 100 milioni di fatturato del 2007 siamo arrivati a circa cinque. Per noi è una sofferenza e ci sembra un delitto stare a guardare senza fare nulla».

 

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