Criticità

Gruppo Sixty nella bufera: chiesta la procedura di concordato preventivo

Nubi sempre più pesanti gravano sul futuro della Sixty di Chieti. Nel corso dell'incontro di ieri presso il ministero dello Sviluppo Economico, l'azienda ha chiesto di avviare la procedura di concordato preventivo. Spetterà a un curatore decidere le sorti dell'impresa.

 

Al confronto - al quale hanno partecipato tutte le delegazioni sindacali, un esponente del ministero, il presidente della provincia di Chieti e il sindaco della città, insieme all'a.d. Pietro Bongiovanni e al responsabile del personale - mancava la nuova proprietà, la fantomatica società panasiatica Crescent Hyde Park, ("Registrata alle isole Cayman e di cui non sappiamo nulla, neanche chi siano i proprietari", racconta a fashionmagazine.it Marino D'Andrea, rappresentante sindacale Filctem-Cgil in azienda), che ha mandato tre avvocati come rappresentanti legali.

 

Ora il curatore avrà 120 giorni per capire se esistono le condizioni per far proseguire le attività dell'impresa o se decretarne il fallimento. "In questi mesi - chiarisce D'Andrea -in base alla nuova legge Passera, verrà bloccata qualsiasi azione di rivalsa da parte della banche, creditrici nei confronti dell'azienda per un totale di 275 milioni di euro. E soprattutto in questo lasso di tempo, per la precisione il 31 dicembre, scade il contratto che lega la Sixty International, con sede in Lussemburgo e detentrice dei marchi, alla Sixty Spa di Chieti". Ciò vuol dire che, alla fine dei 120 giorni, quest'ultima rischia di divenire un contenitore vuoto e che i creditori potrebbero perdere qualsiasi possibilità di rivalsa.

 

Grande la preoccupazione fra i 414 dipendenti, per i quali è  scattata una nuova richiesta di cassa integrazione straordinaria di un anno, con scadenza il 19 settembre 2013. "Purtroppo le nostre domande sono rimaste senza risposta - constata con amarezza D'Andrea -. Chi sono i nuovi proprietari? Hanno la volontà e la capacità di investire? Da dove può partire il tentativo di salvataggio, visto che l'azienda è alla paralisi totale? Non c'è produzione, non ci sono spedizioni, né arrivi". "Inoltre  - conclude D'Andrea - per quanto riguarda il campionario abbiamo ricevuto l'input di farlo uscire a gennaio e non come al solito a novembre (quindi dopo il 31 dicembre) mentre ci risulta che gli stilisti abbiano messo a disposizione i loro figurini nel corso di una teleconferenza con la Cina".

 

La rabbia e la delusione dei lavoratori derivano soprattutto dalla mancanza di un dialogo costruttivo con la proprietà e i manager che miri a dare un futuro all'azienda, ridimensionandone le proporzioni, ma senza decretarne la cessazione. Un grave danno per il territorio e per l'industria italiana in generale.

 

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