DICHIARAZIONI

Armani: «Io, paladino delle collezioni indossabili. La Camera? Protegga di più me e la moda»

 

Un esercizio di creatività intorno a un materiale evergreen, la flanella: in passerella Giorgio Armani ha dimostrato che solo chi ha davvero mestiere riesce a innovare il classico con intelligenza. In platea una grande assente, Anna Wintour. «È già volata a Parigi - ha detto lo stilista - perché in questa ultima giornata non c'era un nome in appoggio al mio. La Camera della Moda non può stare a guardare».

 

«Hanno mollato il signor Armani - ha incalzato - ma è questo proteggere la moda made in Italy? Io sono appena entrato in Cnmi, ma potrei anche uscirne». Il designer sa che Jane Reeve, neo amministratore delegato della Camera, ha in mente una revisione del calendario e lancia una proposta: «Sono anni che io chiudo la rassegna. Molto meglio fare a turno».

 

Il suo è un invito alla serietà su tutti i fronti, anche stilistico. «Con questa collezione - afferma - ho voluto ribadire una scelta, un percorso silenzioso e tutt'altro che semplice, che non insegue la fantasia e la creatività fini a se stesse».

 

«A fare un grande scollo a V e proporre uno stampato pazzesco non ci vuole un granché - chiarisce - mentre è molto più difficile trasformare un tailleur in qualcosa di nuovo. Io lo faccio e poi magari mi capita di andare in Montenapoleone e vedere in una vetrina i miei vestiti di dieci anni fa. Mi sento una mosca bianca».

 

Alla domanda di rito su cosa dovrebbe fare il governo Renzi per la moda, Armani risponde: «Sostenere le imprese, per esempio intervenendo sul cuneo fiscale. Ma è lo Stato, non una balia: dobbiamo essere bravi e cavarcela da soli. Con una Camera della Moda che ci difende».

 

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