DICHIARAZIONI

Giorgio Armani: «Mie le decisioni finali in azienda. Successione? Tutto sotto controllo»

Per Giorgio Armani, di scena domani (4 luglio) a Parigi, «guidare un'impresa è come nutrire un bambino, ogni minimo dettaglio conta». Ed è sempre lui, 83 anni l'11 luglio, che ancora oggi trova gli errori e anche le soluzioni: «Mi fido dei collaboratori, ma le decisioni finali spettano a me». Poche informazioni a proposito del futuro della società.

 

Intervistato da Angelo Flaccavento sul Financial Times, afferma che «l'80% di ciò che faccio è questione di disciplina», precisando che solo «il restante 20% è creatività».

 

Su quello che vede oggi sulle altre passerelle Re Giorgio non ha dubbi: «Penso che le cose che vediamo siano troppo fantasiose. Per quanto mi riguarda, non mi è mai interessato essere trendy per il gusto di esserlo».

 

Va avanti per la sua strada, Armani, anche se ammette che soprattutto oggi non è facile: «È una lotta e sono perfettamente consapevole del fatto che non c'è verso di fermare lo spirito del tempo. Se viene richiesta la volgarità, così sia. Ma non sono mai stato il tipo che pensa che qualcosa di nuovo sia automaticamente giusto».

 

«Il lavoro è la mia vita - conclude - e per questo ho anche dei rimpianti, per esempio per non essere stato di più con le persone care o per non aver visto tutti i bei posti che avrei voluto visitare».

 

Alla domanda che tutti gli fanno o vorrebbero fare sulla successione, lo stilista e imprenditore risponde in modo vago che «è tutto sotto controllo e a tempo debito i piani verranno svelati».

 

Come è noto, Armani ha dato vita un anno fa a una Fondazione - di cui fanno parte anche Pantaleo Dell'Orco e Irving Bellotti, banker di Rotschild -, che punta a usare gli utili per far crescere la società da 2,6 miliardi di euro e svilupparne i marchi, con una gestione moderata e un moderato ricorso all'indebitamento (nella foto, Giorgio Armani).

 

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