DICHIARAZIONI

Menniti (Harmont & Blaine): "Facciamo qualcosa tutti insieme, se no l'Italia resterà un guscio vuoto"

All'indomani dell'acquisizione dell'80% di Loro Piana da parte di Lvmh, il presidente e a.d. di Harmont & Blaine, Domenico Menniti, scrive una lettera aperta. "Lo shopping continuerà" prevede. E lancia un accorato appello a governo e colleghi imprenditori.

 

"Per decenni l'attenzione della classe dirigente di questo Paese - esordisce - si è concentrata, male, sulla meccanica pesante, sulle autostrade mai completate, sul cemento. Tutto con miopia, con visione medievale, con un respiro corto".

 

Il numero uno del marchio campano ricorda come nel 2004, in occasione dell'inaugurazione del primo monomarca cinese di Harmont & Blaine, a Guangzhou, le autorità italiane declinarono l'invito a partecipare, perché impegnate in altre attività.

 

"Va bene, ci dicemmo - prosegue -. Siamo una piccola realtà che parte per un'impresa impossibile, 14 milioni di fatturato, così deve andare. Ne avevamo aperte 12 di boutique nella Repubblica Popolare e saremmo dovuti arrivare a 30 entro quest'anno. Le abbiamo chiuse tutte a febbraio 2012, unitamente alla chiusura del desk per l'assistenza alle aziende italiane in Cina per la protezione dei marchi!".

 

Oggi il brand del bassotto può contare su un giro d'affari di 100 milioni di euro e circa 500 dipendenti diretti. Pur potendosi definire globalizzato, vista la presenza in tutti i continenti, "è testardamente attestato nel Mezzogiorno, con un competitor internazionale che fattura 6 miliardi di euro...".

 

Nessuno più di Menniti, quindi, è in grado di immedesimarsi "nel travaglio dei fratelli Loro Piana nell'assumere la più difficile e irreversibile decisione in una storia centenaria". "L'Italia - constata amaramente - non offre e non potrà più offrire alternative che non è stata capace di costruire negli ultimi 25 anni del secolo scorso. Si è perso troppo tempo e il tempo non è una variabile indipendente".

 

Il presidente e a.d. punta il dito contro lo sfacelo delle istituzioni, l'assenza della politica e sugli "sprint di questo o quel ministro per ottenere uno strillo in prima pagina su ipotesi che vengono ritirate il giorno dopo".

 

Certo, ci restano le bellezze naturali e il patrimonio artistico più importante del mondo, "che ci hanno cullati nella certezza che tutto si sarebbe risistemato e che le nostre inefficienze sarebbero state compensate da altri valori che solo noi italiani possedevamo".

 

"No, non è così - conclude -. Lo shopping continua, la produzione resterà forse in Italia ma altrove andrà il valore aggiunto, quello che genera capacità di comunicazione e di investimento. Facciamo qualcosa, tutti assieme, se non vogliamo che l'Italia resti un guscio vuoto, una bella conchiglia su una spiaggia deserta".   

 

 

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