DICHIARAZIONI

Patrizio Bertelli: «In Prada vinciamo la sfida della "fabbrica bella"»

Investire sempre più nella corporate social responsibility è una delle priorità del Gruppo Prada. Lo ribadisce il patron Patrizio Bertelli (nella foto), fornendo in un'intervista anticipazioni sull'impianto di Valvigna, pronto nel 2017, e sul polo logistico di Levanella, la cui prima parte sarà operativa tra pochi giorni. L'imprenditore allarga il focus ad altri argomenti, spaziando dal mercato a Renzi e Trump, fino al nuovo consumatore.

 

In un lungo botta e risposta con Luisa Zargani di wwd.com, Bertelli fa il punto su ciò che sta dietro le luci della passerella: gli stabilimenti e i luoghi dove ogni giorno si mettono al lavoro 12.228 addetti, per far funzionare una macchina da 1,54 miliardi di euro di ricavi nel primo semestre 2016, con un utile netto di 141,9 milioni. Cifre importanti, ma in contrazione rispettivamente del 14,8% e del 24,7% sull'analogo periodo del 2015, a causa soprattutto del calo dei flussi turistici in aree strategiche e alla frenata di territori come l'Asia Pacifico.

 

Bertelli ha messo mano alle operation del gruppo, tagliando costi, ottimizzando la produttività e ragionando in termini di maggiore flessibilità ed efficienza nell'organizzazione, anche grazie all'imminente avvio - il 15 dicembre parte la prima fase - del polo logistico da 102mila metri quadri di Levanella (Arezzo), disegnato da Guido Canali.

 

Sempre Canali ha progettato gli stabilimenti di Valvigna, con l'obiettivo di sfatare il luogo comune secondo cui una fabbrica è "brutta" e coniando l'espressione "factory garden". Anche in questo caso la superficie si aggira sui 100mila metri quadri, inseriti armonicamente nel paesaggio, riscaldati con i pannelli solari e studiati in modo da ridurre al minimo l'impatto ambientale da un lato e garantire il benessere ai lavoratori dall'altro.

 

Questi ultimi «devono partecipare allo sviluppo aziendale e sapere che possono contribuire alla qualità dei prodotti», anche restando aggiornati, attraverso newsletter periodiche, su tutto quanto succede nel mondo Prada.

 

L'istituzione della Prada Academy per formare nuovi artigiani rientra nell'ottica di un possibile ricambio generazionale, «perché fino a 10 anni fa i giovani non erano interessati a questo mestiere, ma ora non è più così».

 

Ma Bertelli parla anche d'altro: da Matteo Renzi alla vigilia del referendum («Prima di lui eravamo bloccati nell'inerzia e ora almeno qualcosa si è mosso, anche se da noi un esecutivo che duri più di cinque anni è un lusso»), all'elezione di Donald Trump: «Non sono preoccupato, perché l'America è un Paese "semplice", conservatore, che mantiene le proprie abitudini e strutture. Mi impensierisce di più Boko Haram in Africa».

 

Quanto al nuovo consumatore, «vuole lo stesso lusso degli anni Ottanta e Novanta, quello che cambia è il nostro approccio verso di lui». Fino al Duemila i mercati che potevano permettersi l'alto di gamma erano un terzo del totale, «ma successivamente la globalizzazione ha portato alla ribalta tre miliardi di "new consumer", diversificati in termini di abitudini, etnie e altro e abituati a usare Internet, il computer e soprattutto gli smartphone».

 

Una rivoluzione che ha cambiato il modo di tutti di rapportarsi alla moda: «L'attenzione della gente è limitata. Vince chi riesce a creare una coerenza tra il prodotto e la sua rappresentazione, perché al centro non c'è più l'oggetto ma il contesto».

 

Le ultime battute di Bertelli riguardano i mercati (con la Cina che sta mostrando segnali di ripresa, così come la Russia, Londra che trasmette più energia di Parigi, Atene in fase positiva, l'Ucraina ancora in difficoltà e, oltreoceano, qualche problema con il monomarca sulla Fifth avenue, a causa delle misure di sicurezza intorno alla Trump Tower) e l'eventuale anticipo delle sfilate donna a luglio: «Sono stato io a lanciare l'idea tanti anni fa e qualcuno prima o poi la metterà in pratica. Ma non credo che succederà qualcosa adesso. Qualunque situazione si delinei, ogni mutamento deve prendere in considerazione le aziende di minori dimensioni, che non possono pianificare o comprare al buio: gli investimenti costano e il divario tra le realtà grandi e piccole aumenta».

 

Su un eventuale delisting di Prada Bertelli è categorico: «Sono contrario e posso solo dire di essere molto soddisfatto della Borsa».

 

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