DICHIARAZIONI

Renzo Rosso: «Io super-ricco perché pago le tasse. Il mio modello? Papa Francesco»

 

Dopo Patrizio Bertelli di Prada, anche Renzo Rosso, ultimo nella graduatoria dei dieci Paperoni italiani che secondo il Censis si spartiscono una ricchezza pari allo stipendio di 500mila famiglie di operai, ha qualche sassolino nella scarpa da togliersi. E lo fa in un'intervista a tutto campo.

 

In un botta e risposta con Giuliana Ferraino del Corriere della Sera, il patron di Otb sostiene che in realtà «prima di me ci sono almeno altre 100 persone, ben più ricche, che però non dichiarano il loro patrimonio al fisco. Perché non facciamo la classifica di chi paga più tasse in Italia? Lì chi paga più imposte è più importante, da noi è considerato un pirla».

 

Che cosa fa Renzo Rosso per far funzionare meglio il Paese? L'imprenditore ricorda come nel suo quartier generale ci siano l'asilo, il campo da calcio, la palestra e tanti altri benefit per i dipendenti. «Inoltre abbiamo creato il "progetto cash": ai piccoli artigiani che lavorano per noi offriamo la possibilità di finanziarsi a un tasso agevolato del 2%, in collaborazione con Bnl. Certo: devono ricevere un nostro "rating" interno, che riflette la qualità del loro lavoro, almeno 7».

 

Ci sono poi l'impegno nel sociale e, a livello personale, i 5 milioni di euro che Rosso ha messo a disposizione per sostenere un progetto di micro-credito in Emilia.

 

Nell'intervista il numero uno di Otb confida che il suo modello è Papa Francesco, «un papa rivoluzionario» e dà la sua ricetta per la ripresa: minore pressione fiscale, meno burocrazia, leggi più semplici. L'euro? Deve essere più debole, «per aumentare la nostra competitività».

 

Ultima dichiarazione sul premier: «Il povero Renzi ci sta provando in tutte le maniere. Non mi sono mai schierato politicamente, ma ho simpatia per quest'uomo».

 

Ieri un altro super-ricco, Patrizio Bertelli di Prada, aveva detto la sua sulle rivelazioni del Censis: intervistato da Giovanni Pons de La Repubblica, aveva rifiutato l'etichetta di Paperone, sostenendo che «noi siamo degli industriali che operano in vari settori dell'economia reale, che andiamo a lavorare anche il sabato e che diamo lavoro a migliaia di persone. È sbagliato demonizzare». «Noi in azienda - aveva sottolineato - non abbiamo neanche un precario».

 

Anche Bertelli dà fiducia a Renzi, di cui afferma di condividere la politica economica, «un primo passo che va nella giusta direzione». «E se non riuscirà a fare le cose - precisa - se ne andrà a casa, come ha già detto più volte».

 

Sull'euro è categorico: «Senza sarebbe un disastro, bisognerebbe chiudere le frontiere e la moneta italiana subirebbe una svalutazione senza precedenti».

 

Secondo il patron di Prada, i principali problemi per la nazione e per i titolari d'impresa  risiedono nel cuneo fiscale più ampio che negli altri Paesi, nel gap tra il costo complessivo di un lavoratore per un'azienda e ciò che il dipendente guadagna, nel prelievo alla fonte troppo alto per pensioni e contributi.

 

La cura sta nel taglio delle inefficienze e dei costi della burocrazia: «Le risorse ottenute in questo modo devono andare a ridurre il cuneo fiscale, in modo che vi possa essere un rilancio della domanda dei consumi. Solo così si esce dal tunnel».

 

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