DICHIARAZIONI

Sidney Toledano (Dior): «Il dopo Simons non è un'emergenza»

«Abbiamo bisogno di un designer, sicuro. Ma gli unici che fanno pressione su questo sono i giornalisti»: parole di Sidney Toledano (nella foto), chief executive di Dior, che getta anche acqua sul fuoco delle polemiche a proposito dei direttori creativi troppo stressati.

 

Intervistato da Jo Ellison del Financial Times, il 64enne Toledano fa il punto sul marchio da complessivi 5 miliardi di euro di ricavi, che sotto la sua guida è riuscito a superare brillantemente fasi tempestose, come quella dell'uscita di scena di John Galliano, assicurandosi crescite anche a doppia cifra.

 

«Quando sono salito ai vertici di Dior, nel 1998 - rivela - il giro d'affari si aggirava sui 134 milioni di euro».  «Nella casa di moda - aggiunge - non mancava certo la cultura, ma occorrevano agilità e capacità di reazione».

 

Toledano è riuscito ad applicare all'universo Dior le sue regole per il successo («Intuizione, azione, decisione, sapersi accollare dei rischi»), mettendo a frutto una formazione legata a studi in matematica e ingegneria, ma senza esagerare negli schematismi: «La regola è comportarsi come un buon dottore, che prende rapidamente la temperatura ma poi parla al paziente, per capire il suo stato di salute. Io mi comporto allo stesso modo: guardo i numeri ogni giorno, ma per non oltre 10-15 minuti».

 

«Fondamentale - precisa il top executive - è sempre ragionare a lungo termine, a prescindere dai crolli asiatici, dall'ipotesi Brexit o dalle esternazioni razziste di uno stilista ubriaco. Ogni mossa deve mirare a un obiettivo: proteggere il marchio e la sua reputazione».

 

Circondarsi delle persone giuste per il manager è essenziale. A questo proposito, Jo Ellison lo incalza sul nome del successore di Simons, ma non ottiene soddisfazione. «Sono passati solo sei mesi dalle sue dimissioni - osserva Toledano - e quelli che lavorano con noi non chiedono nulla in merito, perché vedono che la macchina funziona. È la stampa a pressarci!».

 

Il nuovo creative director arriverà «ma non è un'emergenza, anche perché l'impulso dato dallo stilista uscente non si esaurisce e spinge il brand ad andare avanti, permettendoci di pensare al dopo».

 

Toledano ridimensiona la polemica sui fashion designer troppo stressati, montata anche in seguito a dichiarazioni dello stesso Simons. Ricorda come già ai tempi di Monsieur Christian Dior si richiedessero alte prestazioni, compresi gli spostamenti da una parte all'altra dell'oceano con mezzi non certo veloci come quelli attuali.

 

«Christian Dior è morto (a 52 anni, ndr) per ragioni non chiare, mentre era in vacanza in Italia - commenta - ma pare che c'entrasse, oltre alla passione per il cibo, la sua attitudine "rapace" al lavoro».

 

«E poi - conclude Toledano - siamo noi i primi a non chiedere agli stilisti di essere coinvolti in tutto. Non possono però lamentarsi da un lato, perché hanno bisogno di avere spazio per la loro creatività, e dall'altro pretendere pieni poteri».

 

Stasera (31 maggio) la griffe è protagonista nel Regno Unito, presso il Blenheim Palace, dove già aveva trionfato negli anni Cinquanta. C'è attesa per la sfilata della cruise e per l'apertura nella capitale britannica del flagship di New Bond street: the show must go on.

 

 

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