Dimissioni

Donna Karan: il ceo e i designer escono di scena

Il ceo di Donna Karan International (Dki), Caroline Brown, e i designer della diffusion line Dkny - Maxwell Osborne e Dao-Yi Chow - si dimettono dalla fashion house americana, passata dal gruppo del lusso francese Lvmh a G-III Apparel Group.

 

Come emerge da wwd.com, i tre sarebbero pronti ad andarsene prima della fine dell'anno. L'uscita coinciderebbe con il closing, ieri primo dicembre, della vendita di Dki (che controlla i marchi Donna Karan e Dkny) da parte del gruppo Lvmh all'americano G-III Apparel Group: un'operazione annunciata in luglio, del valore di 650 milioni di dollari.

 

Caroline Brown, diventata ceo nel gennaio 2015, proveniva dalla presidenza di Carolina Herrera (Gruppo Puig). La nuova proprietà, e quindi la nuova direzione, l'avrebbero convinta a lasciare il timone «per esplorare altre opportunità».

 

I direttori creativi di Dkny, Maxwell Osborne e Dao-Yi Chow, arrivati nell'aprile 2015, avrebbero deciso di concentrarsi unicamente sulla loro linea Public School, visto «il cambio di proprietà e di strategie».

 

G-III Apparel è un gruppo da 2,34 miliardi di dollari di ricavi l'anno, che controlla marchi come Vilebrequin, Andrew Marc, Bass, G.H. Bass e G-III Sports by Carl Banks. In più ha in licenza label del calibro di Calvin Klein, Tommy Hilfiger, Karl Lagerfeld, Kenneth Cole, Cole Haan, Guess, Levi's e Dockers.

 

In un comunicato pubblicato ieri in occasione del closing dell'acquisizione, Morris Goldfarb, chairman e ceo di G-III, ha dichiarato: «Donna Karan International va ad aggiungersi al nostro portafoglio di marchi iconici e rafforza la nostra posizione di fashion leader».

 

«Pensiamo - ha aggiunto - che il mercato abbia bisogno di questi brand e che la sola linea Dkny abbia il potenziale di generare 1 miliardo di dollari di vendite l'anno. Lavorando in stretto contatto con i partner e il licensing network puntiamo a immettere in breve tempo sul mercato un lifestyle convincente, che riporterà Donna Karan in primo piano».

 

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