E-COMMERCE

Amazon verso la fase due: non più fondamentale l’indicazione dello sconto

Mentre sta per scattare il Prime Day, il grande evento del 12 luglio (parte oggi a mezzanotte e dura tutta la giornata di domani) organizzato da Amazon in esclusiva per i clienti del servizio Prime, con oltre 100mila promozioni in tutto il mondo, dagli Usa arriva la notizia che la piattaforma di e-commerce sta progressivamente eliminando l’indicazione del prezzo pieno dei prodotti in vendita, su cui poi applica lo sconto. Intanto si parla di un investimento in Piemonte.

 

La novità relativa ai prezzi, non ancora ufficiale, è stata segnalata da New York Times. Riguarderebbe infatti già il 70% delle vendite destinate ai consumatori statunitensi, ma sembrerebbe destinata a caratterizzare in generale la nuova strategia comerciale del gigante di Seattle, avendo già coinvolto in misura minore anche il nostro Paese.

 

Secondo l’organo di stampa, Amazon non è più alla spasmodica e aggressiva ricerca di nuovi clienti da attirare con la promessa di sconti importanti. Conta già sulla fedeltà di più di 300 milioni di acquirenti ed è entrata nella fase due, in cui l’obiettivo è soprattutto aumentare le sottoscrizioni al programma Prime, che consente una serie di benefici. In Italia costa 19,99 euro l’anno e garantisce consegne in un giorno e offerte particolari, come quelle di domani, 12 luglio.

 

In questo modo la società fondata da Jeff Bezos si metterebbe anche al riparo dalle possibili accuse di pubblicità ingannevole. Il prezzo di listino è infatti nella maggior parte dei casi quello consigliato dai produttori ai rivenditori e la cifra scontata può rivelarsi identica a quella applicata da altri retailer, online o fisici. Ma in generale è possibile che Amazon voglia far evolvere anche la sua immagine e la percezione che il pubblico ha della piattaforma: non il discount dei prodotti super scontati ma il supermercato sulla Rete e basta. Dove trovare tutto ciò che serve.

 

Nel weekend è circolata, infine, sulla stampa italiana la notizia del possibile interesse di Amazon verso la ex centrale termoelettica Galileo Ferraris nel Vercellese, già oggetto di varie ipotesi di riconversione.

 

La società statunitense vorrebbe acquistarla per costruirci una «server farm», cioè una «fattoria di server», collocati in un unico ambiente, in modo da poterne centralizzare la gestione, la manutenzione e la sicurezza.

 

Amazon prenderebbe la Galileo Ferraris insieme con l’altra centrale Enel piemontese dismessa ad Alessandria, facendole diventare un punto nevralgico nell’innovativo mercato del cloud pubblico, ossia la fornitura di servizi virtuali per le aziende.

 

 

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