E-COMMERCE

Dall’e-commerce al nuovo retail il passo è breve: parola di eBay e altri esperti

Il futuro del commercio sarà sempre più caratterizzato dalla multicanalità e dall’ibridazione tra i vari aspetti dell’eco-sistema su cui si basano la vendita, la comunicazione e l’advertising: è quanto emerso oggi alla conferenza stampa di presentazione di una ricerca realizzata per eBay dal consorzio Netcomm, dalla società di analisi Human Highway e dal Politecnico di Milano.

 

Giovanni Fantasia, direttore generale di eBay in Italia, ha spiegato come un modello di multicanalità già attualmente molto praticato sia l’info-commerce: il cercare informazioni online su un certo prodotto per poi recarsi nel punto vendita fisico per acquistarlo. Ma la pluralità di mezzi può anche essere intesa come la coesistenza del sito di e-commerce di un’azienda e la sua presenza anche su pittaforme come eBay, che permettono di “andare online” rapidamente e in modo efficace, consentendo, tra l’altro, di entrare in contatto con un target diverso.

 

Giacomo Fusina dell’istituto di ricerca Human Highway ha sostenuto la testi dell’ibridazione e parlato dei touch point, strumenti per informarsi prima dell’acquisto sia offline (riviste, volantini …) che online (siti, social network…): la rilevanza di questi ultimi è pressoché la stessa sia per chi poi concretizzerà l’ordine via web, sia per chi si servirà in un negozio fisico. La Rete spinge a usare più touch point, ma vale la regola del cinque: dopo aver consultato cinque fonti, il processo decisionale deve arrivare a maturazione, se no il rischio è di cadere nella bulimia informativa. 

 

Tra gli e-shopper italiani c’è un atteggiamento fortemente polarizzato tra tecno-entusiasti e scettici, come ha detto invece sulla base della propria esperienza Massimiliano Dona dell’Unione Nazionale Consumatori. In generale, emerge la scarsa consapevolezza dei consumatori italiani in materia di regole e diritti commerciali.

 

Infine, Riccardo Mangiaracina, responsabile dell’Osservatorio eCommerce b2c della School of Management del Politecnico di Milano e Roberto Liscia, presidente di Netcomm, hanno tirato le fila del discorso ed enucleato alcuni punti fermi. L’e-commerce sta crescendo in volume a tassi del 20% annuo in Italia. Il canale è scelto in primis per la convenienza ma, andate a buon fine le prime esperienze di shopping online, lo si sceglie anche per la comodità.

 

Tuttavia nel nostro Paese risulta più difficile convertire il traffico presente su un sito di e-commerce in acquisti veri e propri rispetto ad altre nazioni europee, come la Francia e la Germania. Un motivo è da ricercare nella scarsità dell’offerta online. Un limite che i nostri connazionali superano acquistando da siti esteri. Il differenziale tra la domanda e l’offerta è stimato in un miliardo di euro: soldi che vanno a player stanieri del commercio elettronico.

 

Per questo è necessario incoraggiare le aziende italiane a utilizzare questo mezzo dalle grandi potenzialità, anche in termini di export del made in Italy: un “brand”, questo, che risulta tra i più ricercati in assoluto nei motori di ricerca a livello internazionale. La moda, in particolare, è uno dei settori che sta crescendo di più in termini di e-commerce: si stima un valore di 1,3 miliardi di euro, con il 50% delle vendite indirizzate all’estero.

 

 

 

stats