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Vestiaire Collective: il sito di social shopping online aprirà una sede in Italia

Vanno a gonfie vele gli affari di Vestiaire Collective, il sito di social shopping per l'acquisto e la vendita di prodotti fashion e luxury di seconda mano, i cui ricavi dalla fondazione nel 2009 a oggi sono aumentati di anno in anno a doppia cifra. Dopo la notizia di una nuova tornata di finanziamenti da parte di Eurazeo, è l'Italia sotto i riflettori: in arrivo una sede a Milano.

 

«La filiale italiana, che si troverà nel capoluogo lombardo ma della quale ancora non posso rivelare la location, avrà una squadra iniziale di circa quattro persone, focalizzata in un primo momento principalmente sul marketing e la social communication» anticipa Fanny Moizant, che ha dato vita sei anni fa con altri cinque soci a questo portale, forse senza immaginare che in breve tempo avrebbe potuto contare su una serie di investitori come Balderton Capital, Ventech, Condé Nast International e attrarre infine anche l'attenzione del fondo francese Eurazeo, dal quale ha ottenuto 33 milioni di euro per accelerare lo sviluppo internazionale.

 

«L'avvio del sito italiano - riprende Moizant - è avvenuto relativamente tardi, nel giugno 2014, ma ci siamo subito resi conto delle enormi potenzialità del Paese, soprattutto per la vendita. Il 12% dell'approvvigionamento globale di Vestiaire Collective viene dalla Penisola, che si colloca tra le nazioni a forte vocazione "selling", come la Francia. Invece, per esempio, la Gran Bretagna è il tipico "buying country"».

 

Cosa comprano e cosa vendono gli italiani su Vestiaire Collective? «Acquistano soprattutto proposte di Chanel, Louis Vuitton, Hermès, Gucci e Prada, mentre la classifica delle vendite vede al primo posto Gucci, seguito da Prada, Chanel, Louis Vuitton e Dolce&Gabbana».

 

L'escalation di Vestiaire Collective - punto di incontro di una community globale di oltre 4 milioni di persone, ognuna delle quali può creare la propria vetrina personalizzata con i marchi preferiti - è stata fulminante.

 

«Io e gli altri soci siamo partiti da una semplice domanda - racconta la manager -. Come rinnovare i nostri guardaroba, facendo "girare" dei prodotti ancora belli, di qualità, spesso firmati e ancora in buono stato, senza doverli buttare via?».

 

Oggi Vestiaire Collective significa oltre 20mila articoli, provenienti per il 90% da singoli e solo per il 10% da vintage store («Ma niente stock», precisa Moizant), inviati settimanalmente dai "venditori" della community a un'équipe di "moderatori" operativi tra Parigi (dove si trovano gli headquarters), Londra e New York.

 

Un team specializzato che, dopo attenti e rigorosi controlli, approva il 70% delle proposte, per la stragrande maggioranza provenienti da collezioni recenti, e li propone alla community stessa, al ritmo di un migliaio di nuovi pezzi al giorno e con una prevalenza di accessori e gioielli rispetto all'abbigliamento.

 

In totale sono 1.500 i marchi di lusso in mostra sul portale, a prezzi ridotti dal 30% al 70% rispetto a quelli consigliati per la vendita.

 

La chiave del successo, che ha portato la società a raggiungere un fatturato di 46 milioni di euro, con un incremento costantemente "double digit", è un'impostazione non basata sulla semplice compravendita, ma sulla condivisione e la comunicazione.

 

Tra i servizi attivati recentemente spicca, in quest'ottica, The One That Got Away, che dà là possibilità di lanciare attraverso il portale un "sos" per trovare l'accessorio o il vestito che si sogna di possedere, ma che non si sa dove cercare.

 

In un sito come Vestiaire Collective non esiste il rischio che vengano immessi borse, scarpe o capi di abbigliamento contraffatti? «La lotta alla contraffazione - replica Fanny Moizant - è un nostro punto d'onore. Nel febbraio 2012, pochi mesi prima che la nostra community arrivasse al milione di iscritti, abbiamo siglato la Carta anti-contraffazione online, cui hanno aderito brand come Céline, Chanel, Dior, Burberry, Vuitton, Marc Jacobs e Givenchy. L'obiettivo è combattere i falsi insieme a loro».

 

Presente già in una cinquantina di Paesi, nel 2016 Vestiaire Collective è pronto a investire sul Nord Europa e in particolare sulla Svezia. Alta l'attenzione anche verso la Penisola iberica, in particolare la Spagna. Gli Usa sono al centro di una strategia di "soft landing", dopo l'avvio di uffici a New York nel marzo 2014 (nella foto, Fanny Moizant, a destra, con altri due soci di Vestiaire Collective, Henrique Fernandes e Sophie Hersan, in visita a Milano).

 

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