E-commerce e Multimarca

Farfetch: una lettera anonima denuncia l’“oscuramento” dei multimarca

Era prevedibile che i dettaglianti italiani partner di Farfetch avrebbero reagito all’oscuramento del loro nome sulla piattaforma fondata da José Neves. Ha alzato il polverone un anonimo che ha mandato una lettera a Camera Buyer e alla stampa. Adesso l’associazione dovrà prendere posizione.

 

Nella lettera il negoziante, che non si firma, chiede a Camera Buyer e al presidente Mario Dell’Oglio la convocazione di una riunione avente come oggetto «i rapporti con Farfetch di cui molti di noi sono partner».

 

Un’esigenza - si legge - nata da fatto che il marketpalce fondato da José Neves modifica unilateralmente le condizioni contrattuali in modo peggiorativo per gli associati ed esclusivamente a proprio vantaggio.

 

Fashionmagazine.it ha contattato Dell’Oglio che però al momento preferisce non rilasciare dichiarazioni.

 

Sono diversi gli argomenti scottanti messi in luce dalla missiva. Innanzitutto il fatto che da fine settembre, come fashionmagazine.it ha svelato in anteprima il 4 ottobre, sul sito nato proprio grazie alla collaborazione dei multimarca al top (attualmente 462, di cui gli italiani, oltre un centinaio, rappresenterebbero oltre la metà del fatturato) sia stata tolta la visibilità diretta delle insegne.

 

In secondo luogo viene messo l’accento sui problemi relativi al geopricing (perché da un anno a questa parte Farfetch trattiene una percentuale sulla differenza di prezzo tra quello italiano e quello estero, che utilizza per promozioni varie, ndr) e sul “no stock”, ovvero sulla penale che i commercianti devono pagare se un cliente effettua un ordine, che però non va a buon fine perché quel determinato articolo è già stato venduto.

 

Anche nel caso del “no stock” pare che nel tempo Farfetch abbia modificato le regole: ovvero all’inizio si pagava per questa “mancanza” 12 euro a capo, adesso invece se si supera una determinata percentuale di mancate vendite il marketplace trattiene il 10% del prezzo dell’articolo.

 

L’anonimo auspica che Camera Buyer prenda una posizione «per ridiscutere un contratto collettivo e dare incarico a un team tecnico, affinché verifichi se il sistema e gli associati vengono trattati tutti allo stesso modo nella politica di vendita».

 

«Ma anche - aggiunge - per mettere fine alle voci che Farfetch utilizzi un ipotetico algoritmo volto a favorire solo delle boutique a scapito di altre».  Il dettagliante vuole che si vietino operazioni tipo Valentino «che avvantaggiano pochi negozianti e ne danneggiano 50 (in questo caso la piattaforma avrebbe concesso solo a cinque insegne di vendere il brand online, ndr)».

 

Infine nella lettere si precisa che non ha tranquillizzato la email del presidente Neves (inviata il 14 ottobre dopo l’oscuramento, ndr), nella quale «cerca di convincere noi partner, nonostante i fatti provino il contrario».

 

Neves avrebbe scritto che tra le ragioni della mancata visibilità dei nomi ci sarebbe anche quella di non voler incentivare il business del parallelo  (molti compratori parallelisti cinesi  avrebbero infatti trovato grazie a Farfetch le boutique italiane).

 

«Questo senza dubbio è un motivo - dice un negoziante a fashionmagazine.it -. Ma il marketplace non si è certo mosso per una questione etica: in realtà se si vende sul grey non si vende su Farfetch, che perde così del business».

 

 

 

 

 

 

 

 

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