Etichettatura tessile e delle calzature

Federazione Moda Italia: «Il decreto chiarisce responsabilità e sanzioni»

Dal 4 gennaio è in vigore una nuova disciplina sanzionatoria per violazioni concernenti l'etichettatura dei materiali usati nelle calzature e delle fibre nei prodotti tessili. Soddisfatti i commercianti di Federazione Moda Italia.

 

Commenta Renato Borghi, presidente della federazione e vicepresidente di Confcommercio: «Dopo decenni di gravose responsabilità e pesanti sanzioni attribuite sostanzialmente ai soli commercianti, a causa di etichette non corrette, esprimiamo grande soddisfazione per vedere riconosciuta piena responsabilità sull'etichettatura dei prodotti tessili e delle calzature a chi effettivamente etichetta».

 

«Questo decreto - aggiunge - è una risposta al grande lavoro prodotto in questi anni sul territorio italiano da Federazione Moda Italia–Confcommercio, all''esigenza di chiarezza e trasparenza nelle indicazioni obbligatorie riportate in etichetta e alla richiesta di sanzioni proporzionate alla responsabilità dei diversi soggetti lungo tutta la filiera.

 

«Era inammissibile - aggiunge - oltre che inaccettabile, che un operatore commerciale, in quanto obbligato principale, tra l'altro spesso vessato da clausole che gli negano ogni diritto di rivalsa nei confronti dei fornitori, dovesse ancora rispondere di omissioni o negligenze di operatori terzi (produttori/importatori). Un'anomalia che finalmente è stata oggi corretta».

 

Il decreto in questione, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 296 del 20 dicembre 2017, si occupa nello specifico della «Disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni di cui alla direttiva 94/11/CE, concernente l'etichettatura dei materiali usati nei principali componenti delle calzature destinate alla vendita al consumatore e al regolamento (UE) n.1007/2011 del Parlamento europeo e del consiglio, del 27 settembre 2011, relativo alle denominazioni delle fibre tessili e all'etichettatura e al contrassegno della composizione fibrosa dei prodotti tessili».

 

Con la sua entrata in vigore, come spiegano da Federazione Moda Italia, viene attribuita una responsabilità diretta, con conseguenti sanzioni (fino a 20mila euro) a chi effettivamente etichetta i prodotti (calzature e tessili) e cioè al fabbricante, importatore e distributore (secondo l'art. 15 Regolamento UE 1.007/2011, Paragrafo 2, è considerato fabbricante chi immette un prodotto sul mercato con il proprio nome o marchio di fabbrica, vi appone l'etichetta o ne modifica il contenuto).

 

L'Autorità di vigilanza (CCIAA, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli) assegna un termine perentorio di 60 giorni al fabbricante o al suo rappresentante o al responsabile della prima immissione in commercio delle calzature o dei prodotti tessili sul mercato nazionale, per la regolarizzazione dell'etichettatura o il ritiro dei prodotti dal mercato. Chi non ottempera entro il termine assegnato è soggetto a una sanzione da 3mila a 20mila euro.

 

Inoltre, «salvo che il fatto costituisca reato, il fabbricante, l'importatore o il distributore che, in violazione dell'articolo 16 del regolamento (UE) n. 1007/2011, non forniscano, all'atto della messa a disposizione sul mercato di un prodotto tessile, nei cataloghi, sui prospetti o sui siti web, le indicazioni relative alla composizione fibrosa ai sensi del regolamento (UE) n.1007/2011 è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 1.500 euro a 20mila euro».

 

Il distributore che mette sul mercato le calzature senza avere informato correttamente il consumatore finale del significato della simbologia adottata sull'etichetta in violazione dell'articolo 4, paragrafo 2, della direttiva 94/11/CE, è soggetto a una mutla da 200 euro a 1.000 euro.

 

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