Falsi e illegalità

Giornata contro la contraffazione: in Italia a rischio 43mila negozi

Commercianti in allarme nella giornata nazionale di mobilitazione contro la contraffazione. Le vendite illegali e di prodotti falsi sottraggono al commercio al dettaglio e alla ristorazione 17,2 miliardi di fatturato l'anno. A rischio 43mila negozi e 79mila lavoratori.

 

Lo rivela un'indagine dell'Istat e del Censis per Confcommercio presentata nel corso della giornata nazionale di mobilitazione dal titolo "Legalità, mi piace". "Le imprese del commercio sono stremate e il 2014 non sarà certo l'anno di una ripresa sostanziale", ha dichiarato nel suo intervento Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio. “L'illegalità - ha ribattuto il vicepresidente Renato Borghi - è un'economia parallela e subdola che sta danneggiando gravemente l'economia reale già piegata da una crisi senza precedenti” (nella foto, un blitz della Guardia di Finanza di Prato).

 

Solo in Lombardia l'illegalità costa alle aziende del terziario (commercio, turismo e servizi) 3 miliardi di euro, di cui 1,6 relativi a Milano e provincia, e rischiano la chiusura e il posto di lavoro rispettivamente 10mila imprese e 35mila addetti (con conseguenti minori entrate per il fisco). L'associazione del commercio ambulante Apeca stima, inoltre, che sono circa 2mila i venditori abusivi, contro i 5mila regolari, che stazionano nei 93 mercati milanesi realizzando circa 10 milioni di euro di ricavi. Invece, a Roma, nel commercio di vicinato e su aree pubbliche si valuta che ci sia un abusivo ogni tre imprese regolari: si tratta di circa 20-23mila persone che operano nell'illegalità.

 

"Oltre a bruciare attività legali, posti di lavoro e tasse, la contraffazione finanzia le associazioni criminali e mette a serio pericolo la salute dei consumatori", fa sapere l'onorevole Cristiana Muscardini, vicepresidente della commissione Commercio Internazionale al Parlamento europeo che consiglia d far leva sulla comunicazione, spiegando a chi compra merce contraffatta che fa un danno a se stesso e alla società.

 

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