Fashion Industry

Un confronto di Mediobanca: Italia più capitalizzata e liquida, Francia più redditizia

Gli analisti di Mediobanca hanno comparato l'industria della moda in Italia e Francia. Ne risultano alcune similitudini, punti di forza e di debolezza tra i due eterni rivali del fashion, che rappresentano rispettivamente il 20,8% e il 20,6% del lusso europeo.

 

Una delle prime somiglianze è che i primi 15 gruppi della moda italiani e francesi sono i responsabili, rispettivamente, del 2% e del 3,3% del Pil del proprio Paese. Queste quote sono aumentate, in entrambi i casi, dello 0,6% tra il 2011 e il 2015. Se si guarda il Pil europeo, invece, la Francia pesa per lo 0,7% e l'Italia per lo 0,3%.

 

Oltre le Alpi, il mercato del lusso si concentra a Parigi (77% del totale francese), mentre da noi è più distribuito fra Milano, Roma (che insieme hanno una quota del 52%), Firenze e Venezia.

 

Tornando alle similitudini, l'analisi di Mediobanca fa emergere un ridotto interesse del fashion per la Borsa e una scarsa presenza di gruppi esteri nelle quote di controllo. Inoltre, nonostante le prime quindici della moda francesi totalizzino oltre il doppio dei ricavi delle prime 15 italiane (70 miliardi di euro nel 2015 contro i 30 miliardi del Belpaese), la crescita annuale è molto simile: +10% per la Francia e +8,9% per l'Italia.

 

Nel quinquennio 2011-2015 però la moda italiana ha proceduto ha un passo leggermente più spedito (+30%) di quella dell'Esagono (+27%). Secondo gli analisti le top 15 nazionali sono inoltre meglio capitalizzate delle vicine (21,7 e 39,8 i rispettivi rapporti debiti finanziari su patrimonio netto) e più liquide (114,9% contro 36,6% se si confronta l'inidcatore liquidità su debiti finanziari, vedi grafici in alto).

 

Francia batte Italia quando si considera il Roe (Return on equity, indice di redditività del capitale proprio): nel 2015 risulta il 13,5% contro il 12,4%. Guardando l'ebit margin il 17,8% dei big francesi supera il 12% degli italiani.

 

La presentazione dei dati, oggi nella sede della stampa estera a Milano, è stata l'occasione per una sintesi di un'indagine sui grandi gruppi italiani della moda (abbigliamento, ma anche pelletteria, tessile, gioielli, occhiali e retail), con particolare riferimento al periodo 2011-2015.

 

Tenendo conto dei 140 gruppi con un fatturato superiore ai 100 milioni di euro, ne emerge un settore che nel 2015 ha realizzato vendite pari a 62,6 miliardi, in aumento del 9,4% rispetto al 2014 e pari al 4% del Pil italiano (dal 35 del 2011). Nel quinquennio la crescita ha interessato i ricavi ma anche l'ebit e la forza lavoro. Questo senza rinunciare alla solidità finanziaria e ai margini. In base al fatturato 2015, in cima al podio c'è Luxottica (8,8 miliardi), seguita da Prada (3,5 miliardi) e Armani (2,6 miliardi). Se si tiene conto anche di Gucci, la controllata dal gruppo francese Kering si colloca seconda fra Luxottica e Prada con quasi 3,9 miliardi di fatturato.

 

Nel periodo 2011-2015 il brand che è cresciuto di più è Valentino (+102%), seguito da Moncler (+71,5%) e Calzedonia (+55,8%). La maggior parte dei big deve la propria crescita alle esportazioni che mediamente rappresentano il 60% dei ricavi totali. Tra i 15 maggiori operatori c'è una sola nota dolente: il trend discendente dei margini, che comunque è in linea con il settore nel resto del mondo e coerente con una strategia aziendale che punta molto sull'eccellenza manifatturiera, la qualità in genere e i servizi.

 

In termini di ebit margin, la più virtuosa nel 2015 era Moncler, seguita da Ferragamo e Luxottica. Se il parametro di confronto è l'incidenza dei debiti finanziari sul capitale netto allora vincono Armani, Otb e Max Mara. Tenendo conto dell'incidenza della liquidità sui debiti finanziari, Armani resta in cima alla lista, davanti a Max Mara e Lir (Geox).

 

Non hanno la casa madre in Italia le realtà definite "lepri" da Mediobanca, cioè quelle con una crescita dei ricavi oltre il doppio della media delle 140 aziende della moda italiana considerate. Si tratta dei gioielli Pandora Italia, con controllante in Danimarca, che fra il 2011 e il 2015 hanno segnato un +3892% delle vendite, dell'abbigliamento Michael Kors Italy (+3247%) e delle calzature e articoli in pelle di Manufactures Dior (+446,4%). A livello geografico, le società che corrono oltre la media sono concentrate per il 63% nel Nord-Est e per il 21% a Nord-Ovest.

 

Se si osservano le quotate italiane, nei primi nove mesi del 2016 le aziende più veloci risultano Moncler, Yoox e Brunello Cucinelli.

 

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