Fisco

Gli avvocati di Dolce e Gabbana sulla condanna: "Ricorreremo in appello"

Arriva la condanna a 1 anno e 8 mesi per i due stilisti, ma la presunta evasione fiscale da un miliardo si è ridotta a circa 200 milioni: per la restante parte arriva l'assoluzione nel merito. Si è definito così, in primo grado, il processo milanese a Domenico Dolce e Stefano Gabbana. Una conclusione che vede cadere gran parte delle contestazioni.

 

Il giudice della seconda sezione penale, Antonella Brambilla, ha inflitto la stessa pena anche  al commercialista dei due stilisti Luciano Patelli, e ha condannato altri tre manager del gruppo (Cristiana Ruella, Giuseppe Minoni e Alfonso Dolce, fratello di Domenico) a un anno e quattro mesi. Il giudice ha riconosciuto ai due stilisti e agli altri condannati le attenuanti generiche e anche il beneficio della sospensione condizionale della pena.

 

Ai due designer e ad altri imputati venivano contestati due reati, l'omessa dichiarazione dei redditi e la dichiarazione infedele, ma il giudice ha riconosciuto le responsabilità solo per il primo punto, che faceva riferimento ad una presunta evasione da 200 milioni di euro sull'imponibile della società Gado. Per il secondo reato (che era già prescritto) è arrivata, invece, l'assoluzione ''perché il fatto non sussiste''. 

''Leggeremo le motivazioni e impugneremo in appello'', ha spiegato l'avvocato difensore Massimo Dinoia. Mentre gli avvocati Giuseppe Bana e Fabio Cagnola, difensori di Patelli, hanno fatto notare come ''la sentenza del tribunale, pur condannando, non ha tuttavia condiviso lo schema di pena, proposto dal pm''.

 

L'Agenzia delle Entrate chiedeva poi una provvisionale di 10 milioni di euro, ma il giudice ha rimodulato la cifra a carico degli stilisti e degli altri condannati in 500mila euro. Nel 2011, tra l'altro, per Dolce e Gabbana era arrivata l'assoluzione da parte del gup. La Cassazione aveva poi annullato il proscioglimento dai reati fiscali, confermando però l'assoluzione dall'accusa di truffa.

 

 

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