Fisco

Matteo Marzotto condannato per evasione: «Ci difenderemo in appello»

Matteo e Diamante Marzotto sono stati condannati dal Tribunale di Milano a 10 mesi con la sospensione condizionale della pena e la non menzione della condanna nel processo con al centro un presunta evasione fiscale legata alla vendita del marchio Valentino Fashion Group al fondo Permira.

 

Il giudice della seconda sezione penale di Milano ha disposto anche il dissequestro e la restituzione delle somme che erano state sequestrate agli imputati, oltre a concedere loro le attenuanti. Il pm Gaetano Ruta aveva chiesto per tutti e tre 1 anno e 4 mesi.

 

Il processo riguarda il mancato versamento di imposte per circa 70 milioni di euro, secondo i calcoli effettuati dall'Agenzia delle Entrate, su una plusvalenza di 218 milioni di euro derivante della vendita del gruppo di moda dalla famiglia Marzotto al fondo Permira.

 

«Non è la prima volta che degli innocenti vengono condannati in primo grado e poi assolti con sentenza definitiva». Lo hanno dichiarato gli avvocati Paolo Dè Capitani e Alessandra Mereu, difensori di Matteo e Diamante Marzotto, nel processo per omessa dichiarazione dei redditi in merito alla vendita di Valentino Fashion Group.

 

«Leggeremo le motivazioni, che ora facciamo fatica a immaginare, e ci difenderemo in appello, sicuri dell'innocenza dei nostri assistiti», hanno aggiunto dopo la lettura della sentenza di condanna a 10 mesi ciascuno per i due fratelli Marzotto.

 

La notizia della sentenza di primo grado del Tribunale di Milano è stata subit0 seguita da un comunicato dello stesso Matteo Marzotto. «Oggi sono stato condannato per un’operazione, la cessione di Valentino, alla quale mi ero opposto con tutte le mie forze, visto che il mio unico intento,  era quello di consolidare il controllo e impedire così le scalate ostili che da più parti si paventavano. Anche questa è una circostanza provata e riprovata, come emerge dalle mie dichiarazioni rilasciate in epoca non sospetta e dai documenti prodotti in giudizio».


«Si è colpevoli - prosegue l'imprenditore - soltanto dopo una sentenza definitiva e questo è solo il Primo Grado, così come era accaduto in altri e noti casi che la stessa Procura ha richiamato durante il processo e per i quali la Cassazione ha infine escluso ogni addebito. Leggeremo le motivazioni e ci difenderemo in appello; è certo, però, che in questo contesto diventa difficile conciliare il fare impresa e investimenti».

 

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