INIZIATIVE

La Martina: con il Global Retail Summit porta a Milano i guru del futuro

Analisti e “guru” si sono succeduti ieri pomeriggio, 29 novembre, sul palco del Retail Global Summit di La Martina per capire come sta evolvendo la società, la portata della rivoluzione digitale in atto e i risvolti che ha a livello di abitudini di consumo e di distribuzione.

 

Un evento ancora in corso oggi presso i Chiostri di San Barnaba a Milano, con al centro i partner del brand, legato al mondo del polo e fortemente proiettato nel futuro.

 

Presentati da Frances Corner, alla guida del London College of Fashion e pro-vice chancellor dell’Università delle Arti di Londra (inserita nella lista di Business of Fashion delle 500 persone più influenti dell’industria globale della moda), hanno parlato ieri pomeriggio alla platea della convention di La Martina Piers Fawkes, fondatore e presidente di Psfk, società che pubblica il report Future of Retail; Francesco Morace, sociologo, docente universitario e fondatore di Future Concept Lab; Brian Solis, analista della società Altimeter (gruppo Prophet).

 

Piers Fawkes ha individuato dieci punti fondamentali per migliorare la relazione con il consumatore. Creare fiducia e fare in modo che ci sia un facile accesso al prodotto è il primo aspetto imprescindibile. Fawkes ha citato il caso di Pirch, realtà statunitense che vende cucine, bagni e outdoor, nelle cui showroom è possibile provare ogni cosa: anche farsi una doccia per capire qual è il soffione più adatto alle proprie esigenze. Eliminare ogni possibile ostacolo e guidare le persone all’interno dello store è il secondo punto: ci sono negozi che hanno completamente eliminato le casse e altri che hanno attivato delle chat, attraverso le quali è possibile trovare subito il prodotto di cui si ha bisogno.

 

Terza priorità è democratizzare l’accesso ai servizi: Saks Fifth Avenue, ad esempio, rende disponibile il personal shopper tramite app o chat. Quarto: riconoscere il cliente e personalizzare l’offerta. L’elenco prosegue con: promuovere la trasparenza, perfezionare le partnership, coltivare le expertise e dare un servizio continuo al cliente. E ancora, creare una community intorno al brand, incoraggiare l’interazione con l’acquirente, in modo che i cambiamenti possano essere guidati anche da lui, e trovare sempre delle modalità di attrazione alternative, il cui fine è generare piacere nel consumatore.

 

Francesco Morace ha posto l’accento sul fatto che ci troviamo in una nuova era, in cui cambiano molti paradigmi, e ha introdotto il concetto di “consum-autore”. Per questo soggetto saranno sempre più importanti la vera qualità, l’eccellenza, il “less but better”. L’Italia ha molte chance da giocare in questo senso. Per un brand diventano cruciali aspetti come le relazioni, la personalizzazione e la condivisione, la fiducia e lo scambio, la velocità e la profondità, essere fondamentali e sostenibili, unici e universali. Si impongono nuovi target: Morace ha parlato dei Pro Tasters, dai 35 ai 40 anni, dei Mind Builders, fascia di uomini maturi e “open minded” dai 50 ai 60 anni, e dei Premium Seekers.

 

Brian Solis ha insistito sulla carica di novità rappresentata dal cliente digitale, che mediamente guarda lo smartphone 1.500 volte a settimana e passa 177 minuti al giorno sul telefonino. Nei suoi confronti ha usato anche toni poco teneri: ha parlato di vite egocentriche, di “narcisismo digitale”. «Pensiamo di essere al centro dell’universo e abbiamo bisogno di essere apprezzati», ha sottolineato. Tuttavia, è necessario conoscere questo soggetto e progettare per lui esperienze rilevanti da poter condividere.

 

Brian Solis ha chiuso il lungo pomeriggio di studio con una considerazione: «L’innovazione è sostanzialmente un cambio di prospettiva e parte necessariamente da noi».

 

 

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