INTERVISTE

Mario Dice: «Per Capucci ho creato una prêt-à-couture»

La maison Capucci, fondata da Roberto Capucci, ha presentato ufficialmente a Milano il direttore creativo Mario Dice. In questa intervista il fashion designer spiega come ha innestato in un dna forte un'estetica «più metropolitana e purista, quasi digitale. Ma con una matrice sempre deluxe».

 

«Il design - racconta Dice - è l’anima di Capucci e io ho voluto ripartire da lì. In un discorso di sottrazione e addizione. Inserendo tutti gli elementi didascalici dell’estetica della maison. Il colore, le linee dritte e le curve. Per creare una donna nuova».

 

Il pensiero di Mario Dice è chiaro: «Ho 'vestito' Capucci. Gli ho dato un nuovo smalto. È la mia nuova idea di lusso e di femminilità».

 

Il percorso portato avanti dal designer pugliese con la collezione primavera-estate 2017 della casa di moda inizia con una strada inedita, differente. Meno proibitiva rispetto al passato blasonato, ma conuna linea che unisce idealmente un prodotto alto e artigianale a un prezzo accessibile. Più metropolitana e purista. Quasi digitale. Sicuramente con una matrice deluxe.

 

«Quando parlo di lusso - osserva il neo-direttore creativo - desidero riferirmi a qualcosa di prezioso, che c’è ma non si vede». In un mantra fedele a quel processo intimista, e quasi timido, che pervade le proposte. Che si tratti del tailoring puro o di capi dalla sensualità sottile.

 

«Per questo progetto - ribadisce - ho voluto regalare alla mia donna una femminilità nuova. Mi piaceva immaginare una donna molto moderna, calata nella realtà urbana. Ma con un tocco di sexyness, che certo non guasta».

 
La ritrovata semplicità estetica è la stessa che connota la collezione che Mario Dice disegna con il proprio nome, svelata sul catwalk milanese durante la scorsa edizione di Milano Moda Donna.

 

«Più linee e grafismi. E lavoro sulle curve del corpo femminile, per creare abiti che seguono la sinuosità della donna» ha chiarito lo stilista tra i marmi dello Zimbabwe e la pietra di Vicenza del Bulgari-Milano, durante una colazione dedicata alla stampa.

 

«Tutto è 'fittato' addosso alle modelle sulla pedana, per dare l’idea di un abito appena sbocciato sul corpo e regalare all’occhio l’idea che si tratta di una seconda pelle. Senza costrizioni, ma in un racconto fluido», puntualizza.

 

I muri della showroom di via della Spiga sono dunque testimoni della rivoluzione estetica condotta con fierezza da Dice. Che alle critiche risponde: «Non bisogna mai essere troppo felici dei propri successi. La couture Capucci piace ed è sempre piaciuta. Ho avvertito il bisogno di cambiare, ma con una certezza: salvaguardare il dna del marchio. Innovando e sperimentando».

 

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