In Italia

Confesercenti: chiudono 30 imprese al giorno, sono oltre 627mila i negozi sfitti

Nonostante la ripresa, seppur lenta dei consumi, la crisi del commercio non si arresta. In Italia ci sono ormai oltre 627mila negozi sfitti, quasi il 25% del totale. Secondo Massimo Vivoli, presidente di Confesercenti «per rivitalizzare le città e favorire la nascita di nuove imprese occorre un patto tra commercianti e proprietari di negozi».

 

«La crisi economica, le liberalizzazioni e gli affitti che, soprattutto nelle aree di pregio commerciale, sono sempre più elevati, stanno svuotando le città di negozi - precisa il Vivoli -. I segnali della resa delle botteghe sono ben visibili nelle migliaia di saracinesche abbassate che si affacciano su strade che erano il regno dello shopping, ma che ora sono sempre più deserte e sempre meno sicure».

 

In base alle stime di Confesercenti, nei primi 8 mesi del 2015 sono sparite, tra negozi e pubblici esercizi, circa 30 imprese al giorno. Dal 2012 a oggi oltre 300mila realtà hanno cessato l’attività: un numero enorme di unità immobiliari che si sono liberate sul mercato in un periodo di tempo ridotto, cui vanno sommati i locali lasciati vuoti dalle catene che, con il perdurare della crisi, hanno ridotto il numero di punti vendita.

 

La desertificazione colpisce il territorio con una diffusione a macchia di leopardo, ma è generalmente più evidente nei piccoli centri e nelle zone periferiche delle grandi città, dove ormai si trovano serrande calate anche nei centri commerciali.

 

Il più alto numero di negozi sfitti si trova nelle regioni a maggiore densità di locali ad uso commerciale: Lombardia, (oltre 82mila) Campania (quasi 70mila) e Lazio (circa 62mila). A Milano da gennaio ad agosto sono state avviate 396 nuove attività commerciali a fronte di 626 cessazioni di attività.

 

Per favorire nuove aperture, l'associazione propone l'introduzione di canoni concordati e cedolare secca, un sistema già previsto per le abitazioni e che potrebbe essere declinato anche per il commercio portando nell'arco di due anni alla nascita di circa 190mila negozi. Per l’erario sarebbe “un affare” di 1,5 miliardi di euro.

 

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