In Italia

I nostri sondaggi: le vendite uomo aumentano grazie agli stranieri

Il sell out di abbigliamento e accessori maschili dell’alto di gamma registra il primo significativo incremento dall’inizio della crisi. Il merito però, più che degli italiani, è dello shopping degli stranieri, dell’e-commerce e del parallelo. Lo testimoniano oltre 70 luxury multibrand della Penisola.

 

Per la prima volta dall’inizio della crisi, le vendite di moda maschile dell’alto di gamma in Italia invertono la tendenza, mostrando segnali di chiara ripresa. È quanto emerge dal sondaggio di Fashioneffettuato con la collaborazione di una settantina di multimarca al top sparsi in tutta Italia.

 

Circa il 40% dei negozianti interpellati dichiara un sell out in crescita sia per l’abbigliamento uomo, sia per gli accessori e un terzo del panel conferma di voler aumentare i propri budget per la primavera-estate 2016. Dati che senza dubbio rincuorano, ma che non rispecchiano un’effettiva rinascita dei consumi interni.

 

È vero che i nostri connazionali, dopo anni di pressoché totale disinteresse nei confronti di abbigliamento e accessori, sono tornati a comprare per un fisiologico bisogno di rinfrescare il guardaroba o perché invogliati dai capi allettanti proposti da bravi negozianti. È altrettanto innegabile però che il grosso dell’incremento dei fatturati sia dovuto agli stranieri: circa l’80% di questo sell out è prodotto oltreconfine, grazie all’e-commerce, al parallelo e allo shopping dei turisti, soprattutto cinesi.

 

Per meglio comprendere le complesse dinamiche in atto nel mercato della moda, non solo del menswear, viene in aiuto la testimonianza di un negoziante, di certo all’avanguardia, che descrive la propria attività come «un business circolare composto da online, B2B e sell out domestico».

 

Sono tre gli sbocchi che oggi garantiscono importanti flussi di cassa ai multimarca italiani del lusso e, fra questi, lo shopping dei nostri connazionali offre le soddisfazioni minori. Le vendite all’estero sono invece fonte di indiscussi guadagni.

 

L’e-commerce dei multibrand - in continua crescita e gestito attraverso la piattaforma Farfetche/o in proprio - si rivolge prevalentemente a una clientela internazionale (il nostro Paese assorbe meno del 10%) e Fashionstima valga circa 450 milioni di euro, con previsioni di crescita a doppia cifra per il 2015. C’è poi il parallelo di cui tutti sanno, ma di cui nessuno ufficialmente parla, ormai sdoganato al punto da essere paragonato al commercio all’ingrosso, e che nella forma più evoluta viene realizzato attraverso il web.

 

Ciò premesso, il più grande errore che il fashion system italiano possa commettere è dimenticarsi del proprio mercato. Innanzitutto, perché nessun multimarca vive unicamente degli introiti stranieri e, al contempo, perché molte boutique si rivolgono ancora, con grandi sforzi, agli italiani.

 

Inoltre, come sottolinea Beppe Nugnesdi Nugnes 1920a Trani (BT): «In questo modo si rischia concretamente di perdere un patrimonio inestimabile, quello del saper fare tipico dei negozianti della Penisola, che li rende unici al mondo». Per vendere agli italiani «tradizionalmente esigenti e con il palato raffinato bisogna essere bravi - precisa il commerciante pugliese -. Soddisfare invece le richieste di una clientela straniera, con una minore conoscenza della moda, è molto più facile».

 

Entrando nel merito dei risultati del nostro sondaggio, sul fronte abbigliamento il 47% dei negozianti dichiara un fatturato in linea con quello della primavera-estate 2014, il 36% vanta un incremento, mentre solo il 17% lamenta una flessione (contro il 43% della scorsa stagione).

 

Migliori i risultati degli accessori maschili, trainati dalle vendite delle sneaker: il 40% del panel conferma una turnover in crescita, il 39% stabile e il 21% in contrazione (41% nella passata rilevazione).

 

In tema di best seller, ma questo non può stupire, dominano i brand più amati dagli stranieri e non dagli italiani: Givenchyla fa da padrone sia per il vestiario (richieste in special modo T-shirt e felpe), sia per i complementi.

 

Pure Valentinoguadagna il secondo posto in entrambe le categorie, anche se le sneaker camouflage sono un must have indiscusso, nonostante il prezzo nell’ordine dei 600 euro. Sempre in tema di abbigliamento, si mettono in luce Dsquared2, al secondo posto, di cui piacciono in particolar modo i jeans e Dolce&Gabbanainsieme a Tagliatore, sul terzo gradino del podio.

 

A livello di accessori spadroneggiano le sneaker e se gli stranieri preferiscono le firmatissime di Givenchy e Valentino, gli italiani puntano sulle Golden Gooseo, ancora meglio, sulle special edition di storici marchi sportivi come Adidas, Nikee Reebok.

 

L’articolo completo è pubblicato sul numero 10 di Fashion in distribuzione in questi giorni. In alternativa lo sfogliabile è sul nostro sito www.fashionmagazine.it (nella foto il multimarca Guidi Cult di Cattolica).

 

 

 

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