Internazionalizzazione

Calenda annuncia nuove iniziative sui fronti promozione e distribuzione

L'iniziativa con Pitti Immagine, Firenze Hometown of Fashion, è un test. L'idea di Carlo Calenda è estenderla nel 2015 ad altri 15 eventi dell'eccellenza italiana. Il viceministro dello Sviluppo economico annuncia anche progetti con la grande distribuzione estera.

 

Chiudendo l'assemblea di Smi, ieri alla Villa Necchi Campiglio di Milano, Calenda ha sottolineato che alla fine del 2014 i fondi destinati all'internazionalizzazione passeranno da 23 a 90 milioni di euro. «Sono le associazioni di settore che decidono come spendere tali fondi», ha detto il viceministro, precisando che le missioni all'estero vanno viste come «un momento di relazione, per costruire processi che cambino le cose».

 

Ma sono importanti anche i momenti di incontro con i buyer stranieri sul territorio, dove si esprime al meglio il made in Italy e l'Italian way of life. In proposito, Calenda ha anticipato che se Firenze Hometown of Fashion  porterà i frutti sperati, l'anno prossimo potrà essere esteso ad altre 15 fiere nazionali con doti di leadership (dagli occhiali ai gioielli, fino alle macchine). Il test sarà dal 17 al 20 giugno a Firenze, in occasione di Pitti Uomo, quando saranno celebrati i 60 anni di Centro di Firenze per la Moda Italiana con un programma speciale di eventi che coinvolge anche il Ministero, Pitti Immagine e l'Ice.

 

Quanto alla distribuzione, si pensano a nuovi appuntamenti all'interno di grandi department store esteri, dopo il recente successo ottenuto dal made in Italy venduto in Germania, grazie a un accordo dell'Ice e del Ministero con i grandi magazzini della catena Karstadt. Sono allo studio 20 progetti simili per il 2015 con focus su Stati Uniti, Canada e Giappone.

 

«L'Ice, snellita e dimagrita, avrà più risorse e più responsabilità - ha detto Calenda -. Il prossimo anno potrà stendere il piano più grande di tutti i tempi».

 

Il veiceminstro ha concluso consigliando di non farsi illusioni sull'introduzione dell'etichetta Made in, dopo il sì del Parlamento Ue: «No è all'ultimo chilometro. In Consiglio la maggioranza non c'è nemmeno lontanamente».

 

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