Internazionalizzazione

Sagripanti (Assocalzaturifici): "La spending review non tocchi l'Ice"

«Riconosciamo l’esigenza di intervenire sulla spesa pubblica con un taglio agli sprechi, ma siamo assolutamente contrari a un intervento sull’Agenzia». Anche Cleto Sagripanti, presidente di Assocalzaturifici, è preoccupato di un possibile taglio dell'Italian Trade Agency (Ita).

 

«Assocalzaturifici - dice il presidente Sagripanti - è stata sempre in prima linea nella difesa dell'agenzia, per la quale abbiamo già combattuto chiedendo la sua riattivazione dopo l’infelice decisione di abolirla, due anni fa. Il ritorno all’operatività dopo la sua sospensione, ha ulteriormente confermato il ruolo indispensabile dell’Agenzia per supportare le piccole e medie imprese italiane sui mercati internazionali, al di là di un doveroso monitoraggio delle modalità operative e di una razionalizzazione delle risorse. Ci auspichiamo che il Governo non intenda fare un’altra volta lo stesso errore: anzi, chiediamo che l’Agenzia venga potenziata soprattutto in termini di risorse economiche destinate alla promozione delle imprese sui mercati».

 

Ieri, sulle pagine de Il Sole 24 Ore, era Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, a esternare la sua preoccupazione, dopo avere «captato con terrore» le voci di una possibile soppressione dell'Ita-Ice, nel piano di spending review messo a punto da Carlo Cottarelli. Anche Squinzi è dell'avviso che l'agenzia vada potenziata, «tanto più che l'analogo istituto spagnolo ha dotazioni che ono triple rispetto al nostro». Sulla stessa lunghezza d'onda Carlo Calenda, viceministro allo Sviluppo economico: «L'Ice deve diventare un istituto orientato al cliente. È stato abolito nel 2011 e riaperto l'anno successivo, i fondi sono raddoppiati a 60 milioni. Va potenziato e monitorato, per vedere le cose che vanno e quelle che non vanno».

 

Il presidente di Assocalzaturifici Sagripanti propone anche di intervenire in manera decisiva e tempestiva sul taglio dell'Irap e del cuneo fiscale, «per permettere alle imprese già schiacciate dalla crisi dei consumi interni e dalle difficoltà di accesso al credito, di recuperare competitività».

 

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