Intervista

Primark sbarca in Italia: «Ad Arese per capire i gusti del mercato e poi accelerare»

In un'intervista rilasciata a Fashion Breege O’Donoghue, da oltre 20 anni alla guida di Primark si dice «molto contenta» del suo primo negozio italiano (quasi 5mila metri quadrati che inaugurati oggi ad Arese) e fa il punto sulle strategie e sui prossimi investimenti nel nostro Paese, a cominciare dall'opening di Firenze e le differenze con i competitor.

 

Nel lungo botta e risposta, O’Donoghue esprime innanzitutto soddisfazione per il punto vendita all'interno de Il Centro di Arese, che da domani sarà aperto al pubblico. «Coprirà una superficie di 4.500 metri quadrati di vendita su due piani, con 63 camerini prova e 46 registratori di cassa, aree wifi, e luoghi dove rilassarsi. Sarà in vendita tutto il nostro mondo, uomo, donna (nella foto un look sprimg-summer 2016), bambino, casa, calzature e accessori».

 

«Ci lavoreranno  - prosegue la manager - circa 400 persone, quasi tutte “a km zero”. Il nostro recruitment team è infatti rimasto molto impressionato dal talento dei professionisti di Arese e dei dintorni».

 

Il programma di Primark per l'Italia non si fermano ad Arese, come conferma la manager, che anticipa un’altra apertura già prevista per il 2017 a Firenze all’interno de I Gigli, un centro commerciale alla periferia della città. «Questi negozi saranno l’occasione per studiare il mercato italiano. Ci sarà poi tutto il tempo per arrivare nei centri storici, e in grande stile», assicura O’Donoghue.

 

O’Donoghuefa notare che l'insegna (il cui nome è frutto della contrazione delle parole “prezzo” e “marca”), adotta un business model diverso da quello seguito degli altri high street brand e non teme di spiegare il segreto dei loro prezzi davvero low cost.

 

 «I nostri cartellini sono bassi - afferma O’Donoghue - perché operiamo in maniera diversa dagli altri retailer. Per prima cosa il nostro utile netto sulle vendite è inferiore a quello degli altri high street brand. Poi seguiamo un business model che ci consente di tenere i prezzi accessibili: facciamo poca pubblicità e non investiamo in iniziative di marketing e in collaborazioni esterne».

 

A proposito del rapporto con i fornitori, aggiunge. «Ordiniamo sempre grandi volumi e paghiamo prontamente i nostri fornitori, che così sono invogliati a praticare prezzi bassi. Abbiamo una catena corta, cerchiamo di lavorare direttamente con i fornitori. Inoltre produciamo il più possibile dove si trovano le materie prime: anche questo fa diminuire i costi e sostiene economie in via di sviluppo».

 

 

Il testo integrale dell'intervista è pubblicato su Fashion, datato 12 aprile 2016 e con due temi forti: la design week, in corso fino al 17 aprile, e i nuovi scenari della distribuzione in Italia e all'estero.

 

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