Intervista/Antonio Rosati

Ittierre: «A giugno le prime licenze»

Manca ancora l'okay da parte dei creditori alla proposta concordataria (l'udienza definitiva è prevista per il 23 maggio), e poi il salvataggio della nuova Ittierre, cioè Oti-Officine Tessili Italiane potrà dirsi concluso. E con questo entrerà nel vivo il piano di Antonio Rosati, vicepresidente del Genoa Calcio, a cui fa capo Hdc, holding attiva in diversi settori tra cui editoria, immobiliare, nautica, logistica, meccanica e che è già presente nel mondo della moda con la maison Lorenzo Riva che ha rilevato Ittierre dalla procedura concorsuale. Un'eredità non facile da raccogliere.

Dei 700 lavoratori occupati inizialmente ne saranno riassunti circa 60, «per arrivare già dopo 12/18 mesi ad almeno 100», assicura Rosati. Quello che sta facendo in questi giorni, in attesa del via libera dei creditori, è - come ha spiegato a fashionmagazine.it - riprendere i contatti con gli ex licenziatari di Ittierre per convincerli a riattivare la collaborazione con il gruppo di Isernia.

«Abbiamo già iniziato a parlare in maniera informale con alcune maison: riteniamo opportuno ripartire da quei marchi che fino a poco fa era licenziatari di Ittierre, anche perché molti di loro, come Galliano non hanno ancora trovato un partner produttivo. Per ora abbiamo riscontrato interesse da parte di tutti, ma è ancora presto per parlare di qualcosa di concreto.

Quando pensa che potrete annunciare le prime licenze?
Se a fine maggio non ci saranno ritardi nelle procedure e la nostra offerta verrà accettata, penso che già a fine giugno potremo iniziare a stringere i primi accordi. La mia idea però non è solo quella di andare a caccia di licenze, ma vogliamo sviluppare anche tutta la parte di produzione conto terzi.


Svilupperete anche la collezione di Lorenzo Riva?
Lorenzo Riva è un progetto di cui si occupa mia moglie Eleonora. In questo momento siamo concentrati sul business degli abiti da sposa, ma con l'ingresso di Ittierre nel nostro gruppo prevediamo di potenziare la parte di prêt-à-porter che aveva subito un ridimensionamento nelle ultime stagioni.


Quali progetti avete per lo stabilimento di Pettoranello?
Visto che arrivo dal mondo della logistica, che è un settore importante e in espansione, non trascuro di usare parte dello stabilimento per fare logistica del fashion. Si tratta di uno spazio di 50mila metri quadrati, che deve essere sfruttato al meglio. Introdurre in fabbrica il business della logistica potrebbe anche essere un modo per attirare aziende del settore dell'abbigliamento e con cui collaborare successivamente sul fronte della produzione delle collezioni.


In questa nuova sfida, ha deciso di farsi autore anche dall'ex patron Antonio Bianchi. Che ruolo avrà nella nuova Ittierre?
Quando con la mia holding ho realizzato operazioni simili a questa ho sempre cercato di coinvolgere il management della gestione precedente, lasciando loro una quota di minoranza. Antonio Bianchi si dedicherà al commerciale, perché ha dimostrato buone capacità. Il suo errore nella gestione di Itterre è stato quello di sottovalutare la componente politica della gestione di una grande azienda del Sud com'è Ittierre.


In questa nuova avventura avete mantenuto il management, ma non il nome. Perché?
Avevamo anche pensato di mantenere il nome Ittierre, ma poi per motivi scaramantici abbiamo preferito cambiare. Ma non è detto che si cambi idea. Abbiamo ancora tempo per farlo. Inizialmente abbiamo optato per Oti, che sta per Officine Tessili Italiane, perché ci sembrava che suonasse bene.

 

 

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