Interviste

Alberto Raengo: «Il successo di Holubar sta nell'autenticità»

Alberto Raengo sta realizzando il suo percorso vincente da imprenditore. Corre su un terreno amato, l'outwear - visto che in passato ha lavorato a lanci come Blauer e Refrigiwear - il professionista che nell'ultimo decennio si è impegnato a far decollare in Europa il marchio vintage Holubar, reso famoso da Robert De Niro nel film "Il cacciatore".



Raengo, patron con i piedi per terra e i numeri, seppure ancora piccoli, che schizzano in alto, ci accoglie nello stand realizzato all'interno della Fortezza da Basso in occasione di Pitti Uomo, ovviamente indossando i capi Holubar. «Noi - dice - puntiamo alla filosofia del prodotto funzionale, autentico, vero. Questo è il lato di noi più apprezzato dai buyer, che ci considerano un'alternativa a dei colossi come Canada Goose e Woolrich».

 

Cosa ha visto dietro a questo marchio che, diventato famoso per i suoi parka negli anni '70, era praticamente sparita?
Molti brand sono semplici etichette, Holubar era diverso: aveva alle spalle una forte credibilità e per questo ho pensavo, e penso tutt'ora, che fosse un marchio destinato a durare. E poi amo il mondo che rappresenta, compresa la vita all'aria aperta.

 

I numeri finalmente vi premiano...
Gli inizi non sono stati facili, ma ora non ci possiamo lamentare. Contiamo si di un giro d'affari intorno ai 5 milioni di euro, ma in forte espansione. Nel 2017 abbiamo raddoppiato gli ordini del 2016, e se le cose proseguono come in questa campagna vendita, faremo altrettanto anche quest'anno. Il merito è dell'ottimo riscontro dei mercati a cui ci stiamo avvicinando, come la Germania, Svizzera, Austria e Olanda. Anche la Spagna sta funzionando bene, così come Francia, Uk e Giappone.

 

Che ruolo gioca l'Italia per voi?
Siamo soddisfatti: siamo presenti in circa 100 negozi multimarca, come Eral55 a Milano, San Carlo a Torino, Spin Off a Bergamo. Ma non ci accontentiamo: nel 2018 la nostra stock list dovrebbe toccare quota 200 punti vendita.

 

Il segreto del vostro successo?
Siamo cresciuti come brand, rimanendo esclusivi, mantenendo la nostra forte identità. Ci siamo concentrati nel fare quello di cui siamo il simbolo: parka e giacche per la vita all'aria aperta. Ora che abbiamo conquistato una certa credibilità, ci sentiamo pronti per ampliare i nostri orizzonti.

 

In che modo?
Esplorando sempre nuovi mercati: da poco, ad esempio, abbiamo iniziato a distribuire negli Usa e Canada. Poi vogliamo crescere anche dal punto di vista dell'offerta di prodotto. Alla prossima edizione di Pitti Uomo, dedicata all'estate 2019, presenteremo al prima collezione non incentrata esclusivamente sul capospalla, introducendo alcuni pezzi come la maglieria stile climbing e i mountain short.

 

A che punto si sente di questa avventura?
Agli inizi. Ci sono ancora tante cose da fare. Da questa stagione siamo diventati "fur free" sostituendo la classica pelliccia dei cappucci con l'alpaca. Una scelta che apre nuovi orizzonti e poi c'è la sfida del womenswear, che presto arriverà toccare il 25% del business, ma l'obiettivo è la parità.

 

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