Interviste

Bertelli dà la colpa allo stato per la fuga dei marchi: "E mi chiedono di fare il polo del lusso"

Proseguono i commenti illustri alla notizia dell'acquisizione di Loro Piana da parte di Lvmh. Questa volta è toccato a Patrizio Bertelli dire la sua sulla fuga dei grandi marchi: "Molti rivali ora mi chiedono di fare il polo del lusso, invece penso che dovremmo sederci tutti a un tavolo per vedere cosa fare".

 

In merito alla difficoltà delle aziende del made in Italy ad organizzare il passaggio generazione e la loro crescita, il patron di Prada ha un'idea molto precisa: "A volte la decisione degli eredi nelle aziende familiari è molto difficile, preferiscono vendere perché vedono una strada in salita", ha dichiarato a la Repubblica Bertelli in una lunga intervista pubblicata sul giornale di oggi, in cui l’imprenditore torna a lamentarsi del nostro Paese: “La complessità italiana fa paura”.

 

"Credo che molto sia dovuto all'aria che ci circonda (in Italia, ndr): non ci sono le condizioni per svilupparsi bene, serenamente, senza burocrazia. C'è un senso asfittico che circonda le aziende, uno stato d'animo negativo per chi vuole sviluppare nuove iniziative", ha proseguito il numero uno di Prada, che chiede al governo di adottare una spending review seria sulle spese improduttive e di ridurre il cuneo fiscale.

 

Alla domanda “La Borsa è l'unica alternativa alla vendita?” Bertelli, la cui società è quotata a Hong Kong, ha risposto: "Luxottica è l'unico esempio di successo di aggregazione di marchi. Renzo Rosso non ha le dimensioni per fare grandi acquisizioni. Loro Piana necessitava di un salto di qualità. La Borsa rappresenta una buona strada per crescere, accontentandosi di valutazioni più contenute di quelle che ti possono offrire i grandi gruppi, ma occorrono risorse manageriali importanti. Tuttavia, per evitare un effetto a catena, devi avere un forte senso di appartenenza, non un ambiente che disincentiva".

 

 

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